Estratto da “The winds fof winter” di George R. R. Martin

fantasy, letteratura

ARIANNE

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La mattina che lasciò i Giardini dell’ Acqua, suo padre si alzò dalla sua sedia per baciarle entrambe le guance.
“Il destino di Dorne è nelle tue mani, figlia,” le disse, premendole la pergamena sulla mano.
“Sii veloce, sii sicura, sii i miei occhi, orecchie e voce… ma più importante di ogni altra cosa, abbi cura di te.”
“Lo farò, Padre.” Lei non versò nemmeno una lacrima.
Arianne Martella era la principessa di Dorne, e i dorniani non sprecano l’acqua facilmente.
C’era andata vicina, però.
Non furono i baci che le diede suo padre, nè le parole grevi a fargli luccicare gli occhi, ma lo sforzo che gli produceva stare in piedi, le gambe che tremavano sotto di lui, le sue articolazioni gonfie e infiammate dalla gotta.
Restare lì, in piedi, era un atto d’amore. Restare in piedi era un atto di fede.
-Lui crede in me. Non lo deluderò.

Sette di loro erano fuori, insieme, su sette stalloni dorniani delle sabbie.
Un piccolo gruppo viaggia assai più veloce di uno grande, ma l’erede di Dorne non avrebbe cavalcato da sola.
Da Grazia degli Dei venne Ser Daemon Sand, il bastardo; una volta era lo scudiero del Principe Oberyn, adesso una dell spade giurate di Arianne.
Da Lancia del Sole due giovani e audaci cavalieri, Joss Hood e Garibald Shells, per prestare le lore spade alla causa.
Dai Giardini dell’ Acqua sette corvi e un giovane alto che se ne occupasse. Il suo norme era Nate, ma lavorava con gli uccelli da talmente tanto tempo che nessuno lo chiamava con un altro nome se non Piume.
E siccome una principessa deve avere delle dame di compagnia, a farle compagnia avrebbe avuto la bella Jayne Ladybright e la selvaggia Elia Sand, una vergine di quattordici anni.

Raggiunsero il nord da nord-ovest, attraverso la terre aride e buruciate e i confini sabbiosi verso Collina Fantasma, la roccaforte di Casa Toland,
dove la nave che li avrebbe portati oltre il Mare di Dorne li stava aspettando.
“Manda un corvo ogni volta che hai notizie,” le disse il Principe Doran, “Ma riporta solo ciò che ritieni vero. Siamo persi nella nebbia, qui. Tempestati da pettegolezzi, menzogne, e racconti di viaggiatori.
Non ho la minima intenzioni di agire finchè non saprò per certo che cosa è accaduto.”
La guerra, ecco cosa è accaduto, riflettè Arianne, e questa volta Dorne non sarebbe stata risparmiata.
“Giudizio e morte stanno arrivando,” Ellaria Sand li aveva avvertiti, prima di prendere la sua strada, lontana dal Principe Doran.
“E’ tempo per le mie piccole serpi di disperdersi, il modo migliore per sopravvivere alla carneficina.”
Ellaria era tornata al seggio di suo padre, a Heelholt. Con lei era andata sua figlia Loreza, che aveva appena compiuto sette anni.
Dorea era rimasta ai Giardini dell’ Aqua, una bambina in mezzo ad altri cento.
Obella era stata spedita a Lancia del Sole, per servire come coppiera della moglie del castellano, Manfrey Martell.
E Elia Sand, la più grande delle quattro figlie che il Principe Oberyn ebbe con Ellaria, avrebbe attraversato il Mare di Dorne con Arianne.
“Come lady, non come guerriera,” disse sua madre con fermezza, ma come tutte le Serpi delle Sabbie, Elia aveva la sua testa.
Attraversarono le sabbie in due lunghi giorni e nella maggior parte delle due notti, fermandosi tre volte per cambiare i cavalli.
Arianne si sentiva sola, circondata da stranieri. Elia era sua cugina, ma ancora una fanciulla, e Daemon Sand…
le cose non sono più state le stesse tra lei e il Bastardo di Grazia degli Dei dopo che suo padre rifiutò la sua proposta di matrimonio.
Era un ragazzo allora, e bastardo, non era un marito consono per la principessa di Dorne, avrebbe dovuto saperlo.
Ed era il volere di mio padre, non il mio.
Il resto dei suoi accompagnatori non li conosceva per niente.
Le mancavano i suoi amici. Drey e Garin e la sua dolce Sylva la maculata erano parte di lei sin da quando era piccola,
confidenti fidati ai quali aveva confessato i suoi sogni e i suoi segreti, l’ avevano rallegrata quando era triste, aiutandola ad affrontare le sue paure.
Uno di loro l’ aveva tradita, ma le mancavano tutti  comunque. E’ stata colpa mia.
Arianne li aveva resi complici del suo complotto per fuggire con Myrcella Baratheon ed incoronarla regina, un atto di ribellione per forzare la mano di suo padre, ma qualcuno aveva parlato, mandandola in rovina.
La rozza cospirazione non aveva portato a nulla, fatta eccezione per Myrcella che aveva perso un pezzo del suo viso, e Ser Arys Oakheart la vita.
Ad Arianne mancava anche Ser Arys, molto più di quanto avrebbe mai potuto pensare.
Mi amava alla follia, si disse, seppure non ero nulla più che la sua amante. L’ho usato nel mio letto e nel mio complotto, ho preso il suo amore e  ho preso il suo onore, dandogli nulla se non il mio corpo. Alla fine non poteva convivere con ciò che avevamo fatto.
Per quale altro motivo il suo cavaliere bianco si sarebbe dovuto mettere proprio sulla traiettoria dell’ ascia lunga di Areo Hotah, per morire in quel modo?
Sono stata una sciocca ragazzina testarda, partecipando al gioco del trono come una qualcunque ubriacona gioca ai dadi.

Il prezzo delle sue pazzie era stato alto. Drey era stato mandato all’ altro capo del mondo a Norvos, Garin esiliato a Tyrosh per due anni, la sua dolce Sylva dal sorriso sciocco sposata a Eldon Estermont, un uomo abbastanza vecchio da essere suo nonno .
Ser Arys aveva pagato col suo stesso sangue, Myrcella con un orecchio.
Solo Ser Gerold Dayne ne era uscito illeso. Stella Nera. Se il cavallo di Myrcella non avesse esitato all’ ultimo, la sua spada lunga l’avrebbe aperta dal torace alla vita, al posto di tagliarle un orecchio. Dayne era stato il suo errore più atroce, l’unico che Arianne rimpiangeva .
Con un colpo della sua spada, aveva trasformato il suo piano rattoppato in qualcosa di criminale e sanguinolento.
Se gli dei sono buoni, Obara Sand l’avrà già attirato nel suo covo e ucciso.
Questo lo disse a Daemon Sand la prima notte, mentre si accampavano.
“Fa attenzione a ciò per cui preghi, principessa,” rispose lui. “Stella Nera può uccidere Lady Obara con la stessa facilità.”
“C’è Areo Hotak con lei.” Il capitano delle guardie del Principe Doran aveva ucciso Ser Arys Oakheart con un singolo colpo,
anche se la Guardia Reale era considerata la miglior congrega di cavaliere in tutto il regno.
“Nessun uomo può contrastare Hotah.”
“E’ questo Stella Nera? Un uomo?” Ser Daemon storse la bocca. “Un uomo non vrebbe fatto ciò che ha fatto lui alla Principessa Myrcella.
Ser Gerold è più vipera di quanto sia mai stato tuo zio. Il Principe Oberyn sapeva che era velenoso, lo disse più di una volta.
E’ un peccato non fosse nei paraggi per ucciderlo.”
Velenoso, pensò Alayne. Si. Velenoso, però bello. E’ così che l’ha ingannata. Gerold Dayne era duro e crudele, ma così bello a vedersi
che la principessa aveva rifiutato di credere alla metà delle storie che aveva sentito sul suo conto.
I bei ragazzi sono sempre stati il suo punto debole, soprattutto quelli che erano anche oscuri e pericolosi.
Questo era prima, quando ero solo una ragazza, si disse.
Sono una donna adeso, la figlia di mio padre. Ho imparato la lezione.

All’ inizio della giornata erano di nuovo in marcia.
Elia Sand faceva strada, la sua treccia nera le svolazzava dietro mentre attraversava la pianura arida e crepata e mentre saliva le colline.
La ragazza andava matta per i cavalli, il che potrebbe spiegare perchè spesso puzzava come uno di loro, a dispetto del disappunto di sua madre.
A volte Arianne si sentiva dispiaciuta per Ellaria. Quattro ragazze, e ognuna di loro degna figlia del proprio padre.
Il resto del gruppo mantenne un’ andatura più tranquilla. La principessa si ritrovò al fianco di Ser Daemon, a ricordare altre cavalcate, quando erano più giovani, cavalcate che spesso finivano in abbracci.
Quando si accorse di rivolgergli sguardi furtivi, alto e valoroso sulla sella, Arianne si dovette ricordare di essere l’erede di Dorne , e lui non più del suo scudo.
“Dimmi cosa sai di questo Jon Connington,” gli ordinò.
“E’ morto,” disse Daemon Sand. “E’ morto nelle Terre Contese. Bevendo, ho sentito dire.”
“Quindi un ubriacone morto guida questo esercito?”
“Forse questo Jon Conington è uno dei suoi figli. O solo un astuto mercenario che ha preso il nome di un uomo morto.”
“O non è morto affatto.” Connington avrebbe potuto fingere di essere morto per tutti questi anni?
Questo avrebbe richiesto una pazienza davvero onorevole da parte di suo padre. Il pensiero agitò Arianne.
Trattare con un uomo così astuto poteva essere rischioso.
“Che tipo d’ uomo era…prima di morire?”
“Io ero un ragazzo a Grazia degli Dei quando venne esiliato lì. Non l’ho mai conosciuto.”
“Allora dimmi cosa hai sentito su di lui.”
“Come ordina la mia principessa. Connington era il Lord di Posatoio del Grifone, quando Posatoio del Grifone era ancora un dominio che valeva la pena possedere.
Lo scudiero del Principe Rhaegar, o uno di loro. Più tardi divenne il favorito del Principe Rhaegar e suo fidato amico.
Il Re Folle lo nominò Primo Cavaliere durante la ribellione di Robert, ma venne sconfitto a Tempio di Pietra nella Battaglia delle Campane, e Robert gli sfuggì.
Re Aerys s’ infuriò e mando Lord Connington in esilio. Dove morì.”
“Oppure no.” Il Principe Doran le aveva raccontato tutto a riguardo. Ci deve essere dell’ altro.
“Questo è solo ciò che ha fatto. So tutto. Ma che razza di uomo era? Onesto e onorabile, avido e corrotto, orgoglioso?”
“Orgoglioso, di sicuro. Anche arrogante. Un amico leale per Rhaegar, ma scontroso con gli altri. Robert era uno dei suoi lord, ma ho sentito dire che Connington era irritato di servire un simile lord. Anche allora Robert era conosciuto per il suo amore per il vino e le puttane.”
“Niente puttane per Lord Jon, quindi?”
“Non saprei dirlo. Alcuni uomini tengono le loro formicazioni segrete.”
“Aveva una moglie? Un’ amante?”
Ser Daemon alzò le spalle. “Non di cui abbia mai sentito parlare.”
Anche questo la turbò.
Ser Arys Oakheart ruppe i suoi voti per lei, ma non aveva sentito dire se Jon Connington avrebbe potuto essere manipolato allo stesso modo.
Potrò trattare con un simile uomo usando solo le parole?
La principessa cadde in silenzio, e tutto ciò che pensava nel frattempo era che voleva finire questo viaggio.
Quella notte, quando si accamparono, strisciò nella che condivideva con Jayne Ladybright e Elia Sand e sfilò il pezzo di carta pergamenata dalla sua manica, per rileggerla un’ altra volta.

Al Principe Doran di Casa Martell,
Spero vi ricordiate di me. Conoscevo bene vostra sorella,
ed ero un leale servitore di vostro cognato.
Soffro per loro anche io, come voi.
Non sono morto, non più del figlio di vostra sorella.
Per salvargli la vita l’abbiamo tenuto nascosto,
ma il tempo di restare nell’ ombra è finito.
Un drago ha fatto ritorno nel continente occidentale,
per reclamare il suo diritto di nascita,
prendersi la sua vendetta; per suo padre, per la
Principessia Elia, sua madre.
Nel suo nome mi dirigerò a Dorne. Non abbandonateci.
Jon Connington
Lord di Posatoio del Grifone
Primo cavaliere del Vero Re.
Arianne rilesse la lettera tre volte, poi la riavvolse e la infilò di nuovo nella sua manica.
Un drago è tornato nel continente occidentale, ma non il drago che si aspettava mio padre.
Da nessuna parte, in quelle parole, veniva menzionata Daenerys Nata dalla Tempesta… o il principe Quentyn, suo fratello, mandato alla ricerca della principessa drago.
La principessa ricordò come suo padre le aveva premuto il pezzo d’onice della cyvasse nel suo palmo, la sua voce greve e struggente quando le rivelò il suo piano.
Un viaggio lungo e rischioso, con un finale incerto, le disse.
Era andato per riportarci il desiderio più ardente nel nostro cuore.
Vendetta. Giustizia. Fuoco e Sangue.

Fuoco e sangue fu ciò che Jon Connington (se poi si trattava di lui) stava offrendo.
Lo era?
“E’ tornato con mercenari, ma senza draghi,” le disse il Pincipe Doran, la notte che il corvo portò il messaggio.
“La Compagnia Dorata è la migliore e più grande delle compagnie libere, ma diceimila mercenari non possono sperare di vincire i Sette Regni.
Il figlio di Elia…piangerei di gioia se una sola parte di mia sorella fosse sopravvissuta, ma che prova abbiamo che si tratti di Aegon?”
La sua voce si ruppe quando lo disse. “Dove sono i draghi?” chiese.
“Dove è Daenerys?” e Arianne sapeva cosa voleva realmente dire, “Dov’ è mio figlio?”

Nella Strada delle Ossa e al Passo del Principe due armate dorniare si erano radunate, e lì erano seduti, affilando le loro lance,
lucidando le loro armature, giocando ai dadi, bevendo, litigando. Il loro numero diminuiva di giorno in giorno, aspettando,
aspettando, aspettando che il Principe Doran li liberasse contro i nemici di Casa Martell.
Apettando i draghi. Il fuoco e il sangue. Me.
Una solo parola di Arianne e le armate si sarebbero messe in marcia.. fintanto che la parola sarebbe stata drago.
Se, però , la sua parola sarebbe stata guerra, Lord Yornwood e Lord Fowler e le loro armate non si sarebbero mosse.
Il Principe Doran era astuto; per loro guerra voleva dire aspettare.
A metà mattina del terzo giorno raggiunsero Collina Fantasma , le sua mura di gesso creta bianca brillavano al blu profondo del Mare di Dorne.
Dalle torri della piazza e dagli angoli del castello sventolavano gli stendardi di Casa Toland; un drago verde che si mordeva la coda, su campo dorato.
Il sole-e-lancia di Casa Martell ondeggiava sulla cima della grande fortezza centrale, oro, rosso e arancio. Spavaldo.
I corvi erano già stati mandati ad avvertire Lady Toland del loro arrivo, quindi le porte del castello erano aperte, e la figlia primogenita di Nymella gli stava cavalcando incontro insieme al sovraintendente per accoglierli al fondo della collina.
Alta e fiera, coi capelli rossi e luminosi come il fuoco che le ricadevano dietro le spalle, Valena Toland accolse Arianne gridando,
“Quanto ci avete messo?! Quanto sono lenti questi cavalli?”
“Rapidi abbastanza per seminare i vostri fino alle porte del castello.”
“Vedremo.” Valena fece voltare il suo stallone rosso e diede di talloni, e la gara cominciò, attraverso le polverose vie del villaggio ai piedi della collina, mentre polli e abitanti si lanciavano fuori dalla loro strada.
Arianne era a tre cavalli di distanza, ma nel tempo in cui spinse al galoppo la sua giumenta le arrivò vicina a metà strada, su una salita.
Le due erano fianco a fianco quando cominciarono ad urlare  avvicinandosi all’ arrivo, ma a 5 metri dalle porte Elia Sand arrivò volando da una nube di polvere dietro di loro, per superarle entrambe sulla sua puledra nera.
“Sei per metà cavallo, bambina?” Chiese Valena ridendo, arrivata a corte. “Principessa, avete portato una scudiera?”
“Sono Elia,” rispose la ragazza. “Lady Lancia.”
Chiunque le abbia dato quel soprannome ha molto di cui rispondere.
Sempre se non è stato il Principe Oberyn, certo, la Vipera Rossa non ha mai risposto a nessuno se non a sè stesso.
“La giostratrice,” disse Valenia. “Si, ho sentito parlare di te. Visto che sei stata la prima ad arrivare a corte, hai vinto l’onore di abbeverare e imbrigliare i cavalli.”
“E dopo vedi di trovare la vasca da bagno,” disse la Principessa Arianne. Elia era sporca di creta e polvere dalla testa ai piedi.

Quella sera Aianne e i suoi cavalieri cenarono con lady Nymella e le sue figlie nella sala grande del castello.
Teora, la più giovane, aveva gli stessi capelli rossi di sua sorella, ma allo stesso tempo non poteva essere più diversa.
Bassa, grassottella, e così timida che sarebbe potuta passare per una muta, si dimostrò più interessata al manzo speziato e all’ anatra al miele che ai bei cavalieri seduti al tavolo, e sembrò lieta di lasciare la lady sua madre e le sue sorelle parlare a nome di Casa Toland.
“Abbiamo sentito gli stessi racconti che avete sentito voi a Lancia del Sole,” gli disse Lady Nymella mentre un coppiere le versava il vino.
“Mercenari sbarcati a Capo Furore, castelli sotto assedio o saccheggiati, raccolti sequestrati o bruciati. Di chi siano questi uomini, e da dove vengano, nessuno è certo.”
“Pirati e avventurieri, abbiamo sentito dire all’ inizio,” disse Valena.
“Poi si era presunto fosse la Compagnia Dorata. Adesso si dice sia Jon Connington, il Primo Cavaliere del Re Folle, tornato dalla tomba per reclamare ciò che è  suo di diritto. Di chuinque si tratti, Posatoio del Grifone è caduto nelle loro mani.
Castello della Pioggia, Nido dei Corvi, Mistwood, persino Greenstone sulla sua isola. Tutte sono state prese.”
I pensieri di Arianne andarono alla dolce Sylva la Maculata.
“Chi mai vorrebbe Greenstone? C’è stata una battaglia?”
“Non ne abbiamo sentito parlare, ma tutti i racconti sono confusi.”
“Anche Tarth è caduta, alcuni pescatori te lo racconteranno,” disse Valena.
“Quei mercenari adesso posseggono la maggior parte di Capo Furore e metà delle Stepstones.
Abbiamo sentito parlare di elefanti nel Bosco delle Pioggie.”
“Elefanti?” Arianne non sapeva cosa pensare. “Siete sicure? Non draghi?”
“Elefanti.” affermò Lady Nymella.
“E i kraken a Braccio Spezzato, che si muovono sotto fastiscenti galee,” disse Valena.
“Il sangue li porta in superficie, dicono i nostri maestri. Ci sono corpi nell’acqua. Alcuni sono stati spinti dalla corrente  sulle spiagge. E non è nemmeno tutto.
Un nuovo re pirata è approdato a Profonda Tormenta.
Il Lord delle Acque, si definisce. Lui ha vere navi da guerra, a tre piani, mostruosamente grandi.
Siete stati saggi a non venire via mare. Da quando i Redwyne sono passati per le Stepstones, le acque brulicano di vele straniere,
per tutta la strada nord dai canali di Thart al Golfo dei Naufraghi.
Uomini di Myr, Volantys, Lys, persino delle Isole di Ferro.
Alcune hanno solcato il Mare di Dorne per far approdare gli uomini nella costa sud di Capo Furore.
Vi abbiamo trovato una buona nave, veloce. Come ha ordinato tuo padre, ma anche così.. fate attenzione.”

Era vero, dunque.
Arianne avrebbe voluto chiedere di suo fratello, ma suo padre l’ aveva avvisata di soppesare le parole.
Se queste navi non riportano a casa Quentyn con la sua Regina dei Draghi, meglio non menzionarlo nemmeno.
Solo sua padre e pochi dei suoi più fidati uomini erano a conoscenza della missione di suo fratello alla Baia degli Schiavisti.
Lady Toland e le sue figlie non erano incluse.
Se fosse stato Quentyn, avrebbe riportato Daenerys a Dorne, questo era certo.
Perchè avrebbe rischiato di approdare a Capo Furore, tra i Lord delle Tempeste?

“Dorne è in pericolo?” chiese Lady Nymella. “Vi confesso che ogni volta che vedo vele straniere il cuore mi va dritto in gola.
Cosa accadrebbe se queste navi andassero a sud? La maggior parte delle armate dei Toland è con Lord Yronwood nella Strada delle Ossa.
Chi difenderà Collina Fantasma se questi stranieri arriveranno sulle nostre coste? Dovrei richiamare i miei uomini?”
“I tuoi uomini servono dove sono, mia signora,” le assicurò Daemon Sand. Arianne fece un veloce cenno d’assenso.
Ogni altro gesto avrebbe potuto sfibrare le armate di Lord Yronwood , come un vecchio arazzo, ogni uomo sarebbe corso verso casa
per difendere le proprie terre contro presunti nemici che sarebbero potuti o meno venire.
“Quando avremo capito se si tratta di amici o nemimci, mio padre saprà cosa fare,” disse la principessa.
Fu allora che la flaccida e tozza Teora alzò i suoi occhi dal suo piatto di dolci alla crema.
“Sono draghi.”
“Draghi?” disse sua madre. “Teora non essere sciocca.”
“Non lo sono. Stanno arrivando.”
“Come puoi saperlo?” chiede sua sorella, con una nota di scherno nella voce. “Da uno dei tuoi assurdi sogni?”
Teora fece un minuscolo cenno d’assenso, il mento le tremò. “Stavano danzando. Nel mio sogno. E ovunque danzassero, la gente moriva.”
“I sette ci salvino.” Lady Nimella fece un sospiro esasperato.
“Se non mangiassi così tanti dolci  alla crema non faresti certi sogni. Cibi così pesanti non fanno per le ragazze della tua età, specie se il tuo umore è così altalenante. Maestro Toman ha detto-”
“Io odio maestro Toman,” sbottò Teora. Poi si alzò da tavola, lasciando sua madre a scusarsi del suo comportamento.
“Siate comprensiva con lei, mia signora,” disse Arianne. “Ricordo quando avevo la sua età. Facevo disperare mio padre, ve lo assicuro.”
“Posso confermarlo.” Ser Daemon prese un sorso di vino e disse, “Casa Toland ha un drago sul suo stemma.”
“Un drago che si morde la coda, aye,” disse Valena. “Da i tempi di Aegon il Conquistatore. Che non ci conquistò.
Ovunque bruciavano i suoi nemici, lui e le sue sorelle, ma noi ce ne andammo prima del loro arrivo, lasciando solo roccia e sabbia da bruciare.
E i draghi presero a girare, afferrandosi le code in cerca di altro cibo, finchè non si annodarono.”
“I nostri anetanti fecero la loro parte,” disse orgogliosa Lady Nimella.
“Gesta valorose vennero fatte e uomini coraggiosi morirono. Tutto è stato tramandato da ognuno dei maestri che ci hanno servito. Abbiamo i libri, se la mia principessa vuole saperne di più.”
“Un ‘ altra volta, magari,” disse Arianne.

Quando a Collina del Fantasma calò la notte, la principessa indossò il suo mantello, per proteggersi dal freddo, e percorse gli spalti merlati per schiarirsi i pensieri.
Daemon Sand la trovò sporta dal parapetto, ad osservare il mare, dove la luna stava danzando sull’ acqua.
“Principessa,” disse lui. “Dovreste essere a letto.”
“Potrei dirti lo stesso.” Arianne si voltò a guardarlo in viso. Un bel viso, constatò.
Il ragazzo che ho conosciuto è diventato un uomo attraente. I suoi occhi  blu come il cielo limpido,  i suoi capelli erano dello stesso marrone chiaro delle sabbia che avevano appena attraversato.
La barba rasata accuratamente seguiva la linea della sua mascella scolpita, ma senza nascondere la fossette, che spuntavano ad ogni suo sorriso.
Il Bastardo di Grazia degli Dei era anche una delle migliori spade di Dorne, come ci si aspettava da uno che era stato lo scudiero del Principe Oberyn e che ricevette il cavalierato dalla Vipera Rossa in persona.
Alcuni dicevano che era stato anche l’amante di suo zio, anche se raramente avevano l’ardire di dirglielo in faccia.
Arianne non sapeva la verità. Sebbene fosse stato il suo, di amante.
A quattordici anni gli diede la sua verginità.
Daemon non era molto più grande, così la loro prima volta era stata tanto goffa quanto focosa.
Eppure era stata romantica.
Arianne gli rivolse il suo sorrisso più seduttivo. “Potremmo condividere lo stesso letto.”
Il viso di Daemon Ston era di pietra. “Vi siete dimenticata, principessa? Sono un bastardo.”
La prese per mano. ” Se non sono degno della tua mano, come potrei essere degno della tua fica?”
Si divincolò. “Ti meriteresti uno schiaffo per questo.”
“La mia faccia è tua. Fa ciò che vuoi.”
“Ciò che volgio io non è quello che vuoi tu, sembrerebbe. Così sia.
Parla con me allora. Potrebbe davvero trattarsi del Principe Aegon?”
“Gregor Clegane strappò Aegon dalle braccia di Elia e gli spaccò la testa contro un muro,” disse Ser Daemon.
“Se il principe di Lord Connington ha il cranio fracassato, crederò che Aegon Targaryen è tornato dalla tomba. Altrimenti, no.
Questo ragazzino dev’ essere un qualche impostore, niente di più. Una tattica dei mercenari per avere supporto.”
Mio padre teme lo stesso.
“Se non è così, cioè.. se questo è il vero Lord Connington, se il ragazzo è il figlio di Rhaegar…”
“Speri che lo sia , o che non lo sia?”
“Io.. darebbe a mio padre una gioia immensa sapere che il figlio di Elia è ancora vivo. Amava così tanto sua sorella.”
“E’ di te che ho chiesto, non di tuo padre.”
Infatti. “Avevo sette anni quando Elia morì. Dicono che una volta abbia tenuto in braccio sua figlia Rhaenys, quando ero troppo piccola per ricordarmene. Aegon sarebbe uno sconosciuto per me , che sia vero o falso.” La principessa fece una pausa. “Noi stiamo cercando la sorella di Rhaegar, non suo figlio.”
Suo padre si fidava di Daemon se l’aveva scelto come spada giurata di sua figlia; con lui almeno poteva parlare liberamente.
“Vorrei che Quentyn facesse ritorno al più presto.”
“Come dici tu,” disse Daemon Sand. “Buonanotte principessa.” si inchinò, e lasciò lì.
Cosa intendeva dire? Arianne lo guardò andare via. Che razza di sorella sarei se non volessi il ritoro di mio fratello?
Era vero, aveva provato del risentimento nei confronti di Quentyn per tutti questi anni in cui lei aveva pensato che lo padre avesse intenzione di nominare lui al suo posto, ma si era rivelata solo un’ incomprensione. Lei era l’erede di Dorne, aveva la parola di suo padre su questo.
Quentyn avrebbe avuto la sua regina-drago, Daenerys.
A Lancia del Drago è appeso un ritratto della Principessa Daenerys che era venuta a Dorne per sposare uno degli antenati di Arianne.
Nella sua gioventù Arianne aveva passato ore ad ammirarlo, quando era una tozza ragazzina senza seno, all’ apice della sua fanciullezza,
e pregava ogni notte gli dei di diventare carina.
Cento anni fa, Daenerys Targaryen venne a Dorne per suggellare la pace.
Ora, un’ altra arriverò, per fare guerra, e mio fratello sarà il suo Re e consorte.
Re Quentyn. Perchè suona così stupido?
Quasi quanto Quentyn che cavalca un drago. Suo fratello era un ragazzo serio, educato e obbediente, ma noioso.
E semplice, così semplice.
Gli dei avevano dato ad Arianne la bellezza per cui aveva pregato, ma Quentyn doveva aver pregato per qualcos’ altro.
La sua testa era un po’ troppo grande e squadrata , i suoi capelli del colore del fango secco. Le sue spalle troppo basse, ed era anche grassocio.
Somiglia anche troppo a nostro padre.
“Io amo mio fratello,” disse Arianne, anche se solo la luna poteva sentirla. E visto che la verità va detta, lei lo conosceva a mala pena.
Quentyn era stato cresciuto da Lord Anders di Casa Yronwood, il Sanguereale, il figlio di Lord Ormond Yronwood e nipote di Lord Edgar.
Da giovane suo zio Oberyn combattè in duello con Edgar, e gli inflisse una ferita che si infettò e lo uccise. Dopo quell’ avvenimento gli uomini lo
soprannominarono ‘la Vipera Rossa’, e parlarono di veleno sulla sua lama.
Gli Yronwood erano una casata antica, orgogliosi e potenti. Prima dell’ arrivo dei Rhoynar erano stati Re di quasi mezza Dorne, con domini che facevano sfigurare quelli di Casa Martell.
Lotte e ribellioni avrebbero sicuramente seguito la morte di Lord Edgar, se suo padre non avesse agito in tempo.
La Vipera Rossa andò a Vecchia Citta, al di là del mare stresso, a Lys, sebbene nessuno osò mai parlare di esilio.
E, in un secondo momento, Quentyn venne spedito da Lord Anders come suo protetto, in segno di fiducia.
Questo aiutò a risanare lo strappo tra Lancia del Sole e Yrnowood, ma ne aprì uno nuovo tra Quentyn e le Serpi delle Sabbie…
e Arianne era sempre più vicina alle sue cugine e distante da suo fratello.
“Anche se abbiamo sempre lo stesso sangue,” sussurrò. “Certo che voglio che mio fratello torni. E’ ovvio.”
Il vento del mare le stava facendo venire la pelle d’oca sulle braccia.
Arianne si strinse nel mantello, e si avviò verso il suo letto.

La loro nave era chiamata Peregrino. Si imbarcarono con la bassa marea del mattino.
Gli dei erano dalla loro parte, il mare era calmo. Anche coi venti favorevoli, la traversata durò un giorno e una notte.
Jayne Ladybright ebbe il mal di mare e passò la maggior parte del viaggio rimettendo, cosa che Elia Sand sembrava trovare divertente.
“Qualcuno dovrebbe sculacciare quella bambina,” era stato sentito dire Joss Hood…ma Elia era tra quelli che l’avevano sentito.
“Sono quasi una donna adulta, ser,” rispose lei, altezzosa. “Anche se potrei lasciarvi sculacciarmi..
ma prima dovreste giostrare con me, e disarcionarmi.”
“Siamo su una nave, e senza cavalli,” replicò Joss.
“E le lady non goistrano,” sostennè ser Garibald Shells, molto più serio e corretto rispetto al suo amico.
“Io si. Sono Lady Lancia.”
Arianne aveva sentito abbastanza.
“Sarai pure una Lancia, ma non sei una Lady. Va’ sottocoperta e restaci fino a che non raggiungiamo la terraferma.”

Il resto della traversata fu tranquilla.
Alla luce del crepuscolo spiarono una galea in lontanaza, i suoi remi si alzavano e si abbassavano sotto le stelle della sera, ma si stava allontanando,  e presto si rimpicciolì, fino a scomparire.
Arianne giocò una partita di cyvasse con Ser Daemon e altra con Garibald Shells, e in qualche modo riuscì a perderle entrambe .
Ser Garibald fu gentile abbastanza da dirle che giocava in modo astuto, ma Daemon si prese gioco di lei.
“Hai altri pezzi, vicino al drago, principessa. Prova a muoverli, qualche volta.”
“Mi piace il drago.” Avrebbe voluto cancellargli il sorriso dalla faccia con un ceffone. O con un bacio, magari.
L’uomo era tanto soddisfatto di sè quanto fiero.
Di tutti i cavalieri di Dorne perchè mio padre aveva dovuto affiancarmi lui?
Conosce la nostra storia.
“E’ solo un gioco. Raccontami del Principe Viserys.”
“Il Re Mendicante?” Ser Daemon sembrò sorpreso.
“Tutti dicono che il Principe Rhaegar era bellissimo. Lo era anche Viserys?”
“Penso di si. Era un Targaryen. Non l’ho mai visto.”
Il patto segreto che il Principe Doran aveva stipulato prevedeva che Arianne si sarebbe  dovuta sposare con il Principe Viserys, non Quentyn con Daenerys.
Ma tutto fu perduto nel Mare Dothraki, quando venne assassinato. Incoronato con una colata di oro fuso.
“E’ stato ucciso da un Khal Dothraki,” disse Arianne. “Lo stesso marito della regina dei draghi.”
“Ho sentito dire lo stesso. Perchè vi importa?”
“Solo.. perchè Daenerys ha lasciato che accadesse? Viserys era suo fratello. Tutto ciò che le restava del suo stesso sangue.”
“I Dothraki sono un popolo selvaggio. Chi può dire perchè l’hanno ucciso? Forse Viserys si è pulito il culo con la mano sbagliata.”
Forse, penso Arianne, o forse Daenerys realizzò che una volta che suo fratello sarebbe stato incoronato e avesse sposato me, lei sarebbe stata condannata a  passare il resto della sua vita dormendo in una tenda e puzzando come un cavallo.
“E’ la figlia del Re Folle,” disse la principessa. “Come sappiamo che-”
“Non possiamo saperlo,” disse Ser Daemon.
“Possiamo solo sperare.”
Testo originale

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Estratto da “The winds of winter” di George R. R. Martin

fantasy, letteratura

Theon

Marc_Fishman_TheonReek
La voce del re era soffocata dalla rabbia. “Sei un pirata peggiore di Salladhor Saan.”
Theon Greyjoy aprì gli occhi. Le sue spalle erano in fiamme e non riusciva a muovere le mani.
Per un istante ebbe paura di essere tornato nella sua vecchia cella, nei sotterranei di Forte Terrore, che i confusi ricordi nella sua mente fossero solo frutto dei sogni della febbre.
Mi sono addormentato. Realizzò. Quello, o sono svenuto dal dolore.
Quando provò a muoversi, oscillando prima su un fianco e poi sull’ altro, la sua schiena grattò la roccia.
Era appeso ad un muro dentro una torre, i polsi incatenati ad un paio di manette di ferro arrugginite.
L’aria puzzava di torba bruciata. Il pavimento era disgustosamente sporco.
Una scala di legno a chiocciola saliva fino al tetto.
Non riusciva a vedere delle finestre.

La torre era fredda, buia e squallida.
Gli unici mobili presenti erano una sedia dall’ alto schienale ed un tavolo rotto che poggiava su tre gambe.
Non c’era neppure una latrina, pensò Theon vedendo un vaso da notte in una nicchia nascosta dall’ ombra.
L’unica luce presente proveniva dalle candele sul tavolo.
I suoi piedi ciondolavano a due metri dal suolo.
“I debiti di mio fratello,” stava borottando il Re.
“E quelli di Joffrey, e quel abominio incestuoso non mi era nemmeno imparentato.”
Theon si rigirò tra le sue catene. Conosceva quella voce. Stannis.
Theon Greyjoy scoppiò in una risata isterica.
Una fitta di dolore gli attraversò le braccia, le spalle fino ad arrivare ai polsi.
Tutto ciò che aveva passato, tutto quello che aveva sofferto, Moat Cailin e Barrowton e Grande Inverno, Abel e le sue lavandaie, Mors “cibo di corvo” e i suoi Umber, il viaggio tra le nevi. Tutti erano serviti solo a portarlo da un carnefice ad un altro.
“Vostra Grazia” disse piano una seconda voce. “Mi scusi, ma il suo inchiostro si è congelato.”
Il braavosiano, Theon lo conosceva.
Come si chiamava? Thyco…Tycho qualcosa…
“Forse un po’ di calore…?”
“Conosco un metodo più veloce.” Stannis sfoderò la sua daga.
Per un istante Theon pensò che volesse pugnalare il banchiere.
Non otterrete mai una goccia di sangue da quello, mio signore, avrebbe voluto dirgli
Il re si portò la lama del coltello sopra il polpastrello del pollice sinistro, lentamente si tagliò.
“Ecco. Firmerò col mio stesso sangue. Dovrebbe bastare a rendere felici i tuoi padroni.”
“Se compiace Vostra Grazia compiacerà la Banca di Ferro.”
Stannis immerse la punta della penna d’oca nel sangue che sgorgava dal suo pollice e firmo una pergamena.
“Partirai oggi stesso. Lord Bolton potrebbe esserci addosso presto.
Non voglio che tu venga coinvolto nella battaglia.”
“Non lo vorrei nemmeno io.”
Il Braavosiano fece scivolare il rotolo di pergamena in un tubo di legno.
“Spero di avere l’onore di poter rivedere Vostra Grazia quando siederà sul suo trono di spade.”
“Speri di avere il tuo oro, vorrai dire. Evita i convenevoli . E’ di conio che ho bisogno da Braavos, non vuote cortesie.
Dì alla guardia là fuori che ho bisogno di Justin Massey.”
“Con piacere, la Banca di Ferro è sempre lieta di poter servire.” Il banchiere di inchinò.
Quando lui uscì, ne entrò un altro; un cavaliere.
I cavalieri del re erano andati e venuti per tutta la notte, Theon ricordò vagamente.
Questo sembrava essere imparentato al re. Scarno, con scuri capelli e occhi severi, la sua faccia deturpata da butteri e vecchie cicatrici. Indossava una cotta di maglia col ricamo scolorito di tre falene.
“Sire” annunciò, “il maestro è uscito. E Lord Arnolf manda a dire che sarebbe lieto di rompere il suo digiuno con voi.”
“Con suo figlio?”
“E i nipoti. Lord Wull è in cerca di una vostra udienza . Vorrebbe-”
“So cosa vuole” Il re indicò Theon. “Lui. Wull lo vuole morto. Flint, Norrey… tutti loro lo vogliono morto.
Per i ragazzi che ha assassinato. Vendetta per il loro prezioso Ned.”
“Li accontenterete?”
“Per ora Il voltagabbana mi è più utile vivo. Ha delle conoscenze che potrebbero servirci. Il che ci riporta al maestro.”
Il re tolse una pergamena dal tavolo e si strizzò gli occhi. Una lettera, riconobbe Theon.
Il sigillo spezzato era di ceralacca nera, dura e lucida.
So cosa dice, pensò, ridacchiando.
Stannis lo guardò. “Il voltagabbana è agitato.”
“Theon, il mio nome è Theon.” si sforzò a ricordarsi chi era.
“So il tuo nome e so anche quello che hai fatto.”
“L’ho salvata.”
Le mura esterne di Grande Inverno erano alte 25 metri,
ma sotto il punto dal quale eravano saltati la neve si era accumulata e aveva creato una cuna di più di 12 metri.
Un freddo e bianco cuscino.
Alla ragazza era andata peggio.
Jeyne, il suo nome è Jeyne, ma lei non glielo dirà mai.
Theon era atterrato sopra di lei, rompendole alcune costole.
“Ho salvato la ragazza,” disse. “Abbiamo volato.”
Stannis sbuffò. “Tu sei caduto, Umber l’ha saltava. Se Mors “cibo di corvo” e i suoi uomini non fossero stati fuori dal castello,
Bolton vi avrebbe ripresi subito.”
Cibo di corvo. Theon ricordò. Un vecchio uomo, grande e forte, con la faccia rossa e un’ ispida barba bianca.
Se ne stava su un ronzino, avvolto nella pelle di un gigantesco orso delle nevi, la testa incappucciata.
Sotto indossava una benda per l’occhio di pelle bianca macchiata, che ricordava a Theon suo zio Euron.
Avrebbe voluto strapparla dal volto di Umber, per accertarsi che sotto ci fosse solo un orbita vuota e non un occhio nero
luccicante di malizia. Invece riuscì solo a piagnucolare dai suoi denti rotti “I sono-”
“- un voltagabbana e un regicida.” finì per lui cibo di corvo.
“Farai bene a tenere a freno la tua ligua bugiarda, o la perderai.”
Ma Umber guardò la ragzza da vicino, scrutandola col suo occhio buono “Sei la figlia minore?”
Jeyne disse “Arya. Mi chiamo Arya.”
“Arya di Grande Inverno, aye. L’ultima volta che sono stato dentro queste mura , il tuo cuoco ci ha servito dello spezzatino e pasticcio di rognoni. Fatto con la birra, penso, il migliore che abbia mai mangiato. Come si chiamava, quel cuoco?”
“Gage,” disse Jeyne. “Era un grande cuoco. Faceva torte al limone per Sansa ogni volta che aveva dei limoni.”
Cibo di corvo si sfregò la barba. “Morto, presumo. Come il vostro fabbro. Un uomo che conosceva il suo acciaio. Come si chiamava?”
Jeyne esitò. Mikken, pensò Theon. Si chiamava Mikken.

Il fabbro del castello non aveva mai fatto alcuna torto al limone per Sana,
il che lo rendeva molto meno importante del cuoco del castello nel piccolo, dolce, mondo che lei aveva condiviso con la sua amica Jeyne Poole.
Ricordati, dannazione. Tuo padre era l’attendente, era lui che si occupava della gestione della casa.
Il nome del fabbro era Mikken, Mikken, Mikken. L’ho condannato a morte per primo!
“Mikken,” disse Jeyne.
Mors Umber grugnì. “Aye.”
Ciò che avrebbe potuto dire o fare dopo Theon non l’avrebbe mai saputo,
perchè un ragazzo si mise a correre, brandendo una spada, e urlando che le porte di Grande Inverno erano aperte.
E come ne aveva riso Cibo di Corvo.
Theon si contorse tra le catene, guardando in basso, verso il re.
“Cibo di corvo ci ha trovati, si, ci ha mandati qui, da te, ma sono stato io a salvarla. Chiedetelo a lei.”
Lei glielo dirà.
“Mi hai salvata,” Jayne aveva sussurrato, mentre lui la trascinava nella neve. Era pallida per il dolore, ma gli aveva sfiorato una guancia con la mano e aveva sorriso.
“Io ho salvato Lady Arya,” Theon le sussurrò di ritorno. E allora tutte le spade di Mors Umber li avevano circondati.
“E’ questo il mio ringraziamento?” chiese a Stannis, scalciando debolmente contro il muro.
Le sue spalle erano in agonia. Il suo stesso peso le stava lussando.
Da quanto era appeso lassù? Era ancora notte fuori? La torre era priva di finestre, non aveva modo di saperlo.
“Liberami, e ti servirò.”
“Così come hai servito Roose Bolton e Robb Stark?”
Stannis sbuffò. “Non credo proprio. Abbiamo in mente una fine molto più calda, voltagabbana. Ma non prima di aver finito con te.”
Vuole uccidermi. Il pensiero era stranamente rassicurante. Morire non spaventava Theon Greyjoy.
Morire voleva dire smettere di soffrire.
“Finitemi, allora” incitò il re. “Tagliatemi la testa e infilzatela ad una picca.
Ho assassinato i figli di Lord Eddard, merito di morire. Ma fate in fretta. Sta arrivando.”
“Chi, sta arrivando? Bolton?”
“Lord Ramsay,” disse Theon in un soffio.
“Il figlio, non il padre. Non lasciate che lo prenda.
Roose.. Roose è al sicuro dentro le mura di Grande Inverno con la sua nuova e grassa moglie. Ramsay sta arrivando.”
“Ramsay Snow, intendi. Il bastardo.”
“Non chiamatelo mai così!” La saliva spruzzò dalle labbra di Then.
“Ramsay Bolton, non Ramsay Snow, mai Snow, MAI. Dovete ricordarvi il suo nome, o vi farà del male.”
“Che ci provi pure. Qualsiasi sia il suo nome.”
La portà si aprì lasciando entrare una folata di freddo, oscuro, vento carico di neve.
Il cavaliere delle falene era tornato con il maestro che il re aveva mandato a chiamare, la sua toga grigia celava la pesante pelle d’orso non conciata che aveva sotto.
Dietro di loro stavano arrivando altri due cavalieri, ognuno dei quali portava un corvo in gabbia.
Uno era l’uomo che aveva visto con Asha quando il banchiere l’aveva consegnato a lei, un uomo tarchiato, con un maiale
alato sulla sua cotta.

L’altro era più alto, con le spalle grosse ed era muscoloso.
La piastra pettorale di quello grosso era di acciaio argentato niellata; seppur graffiata e ammaccata, brillava alla luce delle candele.
Il mantello che indossava era chiuso con un cuore fiammeggiante.
“Maestro Tybald,” lo annunciò il cavaliere delle falene.
Il maestro cadde in ginocchio. Aveva capelli rossi, le spalle ricurve e occhi ravvicinati che continuavano a ossevare Theon appeso alla parete.
“Vostra grazia. Come posso aiutarvi?”
Stannis non rispose subito. Prima studiò l’uomo, con la fronte corrugata. “Alzati.”
Il maestro si alzò.
“Sei il maestro di Forte Terrore. Come mai sei qui ?”
“Lord Arnolf mi ha portato qui per occuparmi dei suoi feriti.”
“I suoi feriti? O i suoi corvi?”
“Entrambi, Vostra Grazia.”
“Entrambi.” Stannis sbottò all’ ammissione.
“Il corvo di un maestro vola verso un posto, e solo verso quello. E’ corretto?”
Il maestro si asciugò delicatamente il sudore della fronte con la manica. “N-non del tutto, Vostra Grazia. La maggior parte, si.
Ad alcuni, anche se pochi,viene insegnato a volare tra due castelli. Certi uccelli sono molto apprezzati.
Una volta ogni, davvero, davvero, tanto si può trovare un corvo che sappia imparare il nome di tre,
quattro o anche cinque castelli, e che voli da uno all’ altro a comando. Uccelli così intelligenti nascono una volta ogni cento anni.”
Stannis fece un cenno agli uccelli neri in gabbia. “Questi due non sono così intelligenti, presumo.”
“No, Vostra Grazia. Vorrei lo fossero.”
“Dimmi, allora. Questi due, dove sono stati addestrati a volare?”
Maestro Tybald non rispose.
Theon Greyjoy scalciò debolmente, e rise soffocatamente. Preso!
“Rispondimi. Se dovessimo perderli, tornerebbero a Forte Terrore?” Il re si sporse in avanti.
“O forse potrebbero volare verso Grande Inverno, invece?”
Maestro Tybald si pisciò addosso.
Theon non poteva vedere la chiazza scura da dove era appeso, ma la puzza di piscio era acre e forte.
“Maestro Tybald ha perso la lingua,” disse Stannis ai suoi cavalieri.
“Godry, quante gabbie hai trovato?”
“Tre, Vostra Grazia,” disse il cavaliere grosso, con la piastra pettorale argentata.
“Una era vuota.”
“V-vostra Grazia, il mio ordine giura di servire, noi..”
“So tutto dei vostri giuramenti. Ciò che voglio sapere è il contenuto della lettera che avete mandato a Grande Inverno.
Avete forse detto a Lord Bolton dove trovarci?”
“S-sire.” Tybald-spalle-ricurve si alzò orgoglioso.
“Le regole del mio ordine mi vietano di divulgare il contenuto della lettera di Lord Arnolf.”
“I tuoi giuramenti sono più resistenti della tua vescica, sembrerebbe.”
“Vostra Grazia deve capire-”
“Io devo?!” Il re sollevò le spalle. “Se lo dici tu. Sei un uomo di conoscenza, dopo tutto.
Avevo un maestro a Roccia del Drago che era quasi un padre per me. Ho un grande rispetto per il tuo ordine e i vostri giuramenti.
Ser Clydon non condivide i miei sentimenti, temo. Ha imparato tutto ciò che sa nei vicoli di Fondo delle Pulci.
Potrei affidarti a lui, potrebbe strangolarti con la tua stessa catena o cavarti un occhio con un cucchiaio.”
“Solo uno, Vostra Grazia,” si offrì il cavaliere calvo, quello del maiale alato. “Lascerei l’altro.”
“Quanti occhi servono ad un maestro per leggere una lettera?” chiese Stannis.
“Uno dovrebbe bastare, penso. Non vorrei mai renderti incapace di adempiere ai compiti che ti affida il tuo Lord.
Gli uomini di Roose Bolton potrebbero essere pronti ad attaccarci persino adesso, quindi , DEVI capire se lesino su certe cortesie. Te lo chiederò ancora una volta.
Che messaggio hai inviato a Grande Inverno?”
Il maestro comInciò ad agitarsi. “Una m-mappa, Vostra Grazia.”
Il re si lasciò andare sullo schienale della sedia.
“Portatelo fuori di qui,” ordinò. “Lasciate i corvi.”
Una vena pulsava sul suo collo. “Confinate questo triste sciagurato in una delle celle fino a che non avrò deciso cosa farne di lui.”
“Sarà fatto,” dichiarò il grosso cavaliere.
Il maestro svanì in un altro turbine vi gelo e neve. Rimase solo il cavaliere delle tre falene.
Il re guardò torvo Theon, dove era appeso.
“Tu non sei l’unico voltagabbana qui, sembrerebbe. Vorrei che tutti i Lord dei Sette Regni avessero un solo collo…” Si rivolse al cavaliere.
“Ser Richard, mentre sarò a rompere il digiuno con Lord Arnolf, dovrai disarmare i suoi uomini e prenderli in custodia.
Molti staranno ancora dormendo. Che non venga fatto loro alcun male, a meno che non cerchino di opporre resistenza.
Potrebbero non saperne niente. Informati a proposito… ma gentilmente.
Se non erano a conoscenza di questo tradimento, avranno la loro occasione di dimostrare lealtà.”
Lo congedò con un cenno della mano. “Fa entrare Justin Massey.”
Un altro cavaliere, si disse Theon, mentre Massey entrò.
Questo era bello, con una barba bionda, rasata e ben definita e folti capelli lisci così chiari da sembrare più bianchi che biondi.
La sua tunica aveva la tripla spirale, un antico sigillo di un’ antica casata.
“Mi è stato detto che Vostra Grazia aveva bisono di me,” disse, inginocchiandosi.
Stannis gli fece un cenno del capo. “Tu scorterai il banchiere braavosiano nel suo viaggio di ritorno. Scegli sei uomini degni e
portate dodici cavalli.”
“Da cavalcare o da mangiare?”
Il re non parve divertito. “Partirete prima di mezzogiorno, ser. Lord Bolton potrebbe essere su di noi in qualsiasi momento,
ed è imperativo che il banchiere ritorni a Braavos. Tu lo accompagnerai attraverso il mare stretto.”
“Se ci sarà una battaglia, il mio posto è al vostro fianco.”
“Il tuo posto è dove decido io. Ho cinquecento spade degne quanto te, o anche migliori, ma tu sei simpatico e hai la lingua sciolta, e questo a me sarà molto più utile a Braavos che qui.
La banca di Ferro ha aperto le sue casse a me. Prenderai il loro conio, affitterai delle navi, assolderai uomini per combattere.
Una compagnia con una buona reputazione, se riesci a trovarne una.
La compagnia dorata sarebbe la prima scelta, se non sono già sotto contratto. Chiedi di loro nelle Città Libere, se serve.
Ma prima assolda tutte le spade che puoi trovare a Braavos, e mandali da me facendoli passare per Forte Orientale.
Trova anche altri arcieri, abbiamo bisogno di più archi.”
I capelli di Ser Justin gli caddero sul viso, a coprire uno degli occhi. Li scostò e disse, “I capitani delle compagnie libere
saranno più disposti a seguire un lord piuttosto che un semplice cavaliere, Vostra Grazia.
Non possiedo nè titoli, nè terre, perchè dovrebbero vendersi a me?”
“Va da loro con entrambi i pugni pieni di dragoni,” disse il re, in tono acido. “Dovrebbe essere abbastanza persausivo.
Ventimila uomini dovrebbero bastare. Non tornare con meno.”
“Sire, posso parlare liberamente?”
“Se parli altrettanto velocemente.”
“Vostra Grazia dovrebbe andare a Braavos insieme al banchiere.”
“E’ il tuo consiglio? Dovrei fuggire?” Il volto del re s’ incupì.
“E’ stato il tuo parere anche sulle Acque Nere, se ben ricordo.
Quando la battaglia stava volgendo al peggio per noi, ti lasciai e Horpe mi riportò a Roccia del Drago, come un povero vigliacco.”
“Quel giorno perdemmo, Vostra Grazia.”
“Aye, così dicesti quel giorno. ‘la battaglia è persa, sire. Andatevene ora, così potrete combattere ancora, magari.’
E adesso vuoi che scappi attraverso il mare stretto…”
“.. per radunare un esercito, aye. Come fece Acreacciaio dopo la battaglia di campo dell’ erba rossa, dove Daemon Blackfyre cadde.”
“Non mi serve la lezione di storia, ser. Daemon Blacfyre era un ribelle e un usurpatore, Acreacciaio un bastardo.
Quando fuggì, giurò che sarebbe tornato per mettere un figlio di Daemon sul trono di spade. Non lo ha mai fatto.
Le parole sono vento, e il vento che soffia gli esiliati al di là del mare stretto, solo raramente li soffia indietro.
Quel ragazzo, Viserys Targaryen, anche lui aveva detto che sarebbe tornato.
Scivolò dalle mie dita a Roccia del Drago, solo per passare la sua vita elemosinando armate da assoldare.’Il Re Mendicante,’
così lo chiamavano nelle Città Libere.Beh, io non supplico e neppure scapperò di nuovo.
Sono l’erede di Roberth, il legittimo re del continente occidentale. Il mio posto è al fianco dei miei uomini.
Il tuo è a Braavos. Va’ col banchiere, e fa ciò che ti ho ordinato.”
“Come comandi,” disse Ser Justin.
“Forse perderemo questa battaglia,” disse il re, mesto. “A Braavos potranno dirti che sono morto. Potrebbe anche essere vero. Dovrai assoldare le spade ugualmente.”
Il re esitò. “Vostra Grazia, ma se morirete-”
“- vendicherete la mia morte , e farete sedere mia figlia Sheeren sul Trono di spade. O morirete provandoci.”
Ser Justin mise una mano sull’ elsa della sua spada. “Sul mio onore di cavaliere, avete la mia parola.”
“Oh, e portate con voi la ragazza Stark. Consegnatela al Lord Comandante Snow sulla strada per Forte Orientale.”
Stannis picchiettò la pergamena che aveva letto prima. “Un vero re ripaga sempre i suoi debiti.”
Pagalo, aye, pensò Theon. Pagalo con oro falso.
Jon Snow si accorgerà dell’imbrlogio subito.
Lo scontroso bastardo di Lord Stark conosce Jeyne Poole, ed è sempre stato affezionato alla sua piccola sorellastra Arya.
“I confratelli in nero vi accompagneranno fino a Castello Nero,” continuò il re.
“Gli uomini di ferro resteranno qui, si suppone,a combattere per noi. Un altro regalo di Tycho Nestoris. Meglio così, vi avrebbero solo rallentati.
Gli uomini di ferro sono fatti per navigare, non per cavalcare.
Lady Arya deve avere la compagnia di un’ altra donna, comunque. Portate Alysane Mormont.”
Ser Justin si scostò nuovamente i capelli. “E Lady Asha?”
Il re ci pensò su un momento. “No.”
“Un giorno,Vostra Grazia, avremmo bisogno di prendere le Isole di Ferro.
Sarebbe molto più facile con la figlia di Balon Greyjoy come porta fortuna, con uno dei vostri uomini più fidati come lord suo marito”
“Tu?” il re si accigliò. “La donna è sposata, Justin.”
“Un matrimonio su procura, mai consumato. Facilmente annullabile. Per di più lo sposo è vecchio. Potrebbe morire presto.”
Con una spada infilata nel ventre, se ne avrete l’ occasione, ser verme.
Theon sapeva come ragionavano questi cavalieri.
Stannis strinse le labbra. “Servimi bene in questo affare delle spade, e potrai avere ciò che desideri. Fino ad allora, la donna deve rimanere mia prigioniera.”
Ser Justin chinò il capo. “Capisco.”
Questo sembrò irritare il re. “La tua comprensione non è richiesta. Solo la tua obbedienza. Ora vai, ser.”
Questa volta, quando il cavaliere uscì, il mondo fuori dalla porta sembrava più bianco che nero.
Stannis Baratheon prese a camminare. La torre era piccola, umida e stretta.
Pochi passi portarono il re a Theon.
“Quanti uomini ha Bolton a Grande Inverno?”
“Cinquemila. Sei. Forse di più.” Gli rivolse un ghigno spaventoso, tutto denti rotti e scheggiati.
“Più di te.”
“Quanti di loro manderà contro di noi?”
“Non più della metà.” Questa era un’ ipotesi, in verità, ma gli sembrò giusta.
Roose Bolton non era uomo da mandarne di più seguendo un abbaglio alla cieca nella neve, mappa o no.
Avrebbe tenuto la sua forza maggiore di riserva, tenendo con sè i suoi migliori uomini, confidando nelle massicce doppie mura di Grande Inverno.
“Il castello era troppo affollato. Gli uomini erano uno alla gola dell’ altro, i Manderly e i Frey sopratutto.
Sua signoria vi manderà contro quelli, quelli che vale la pena perdere.”
“Wyman Manderly.” La bocca del re si strinse in una smorfia di disprezzo.
“Il lord-troppo-grasso-per-cavalcare. Troppo grasso per venire da me, ma non per andare a Grande Inverno.
Troppo grasso per piegare il ginocchio e giurarmi fedeltà sulla sua spada, ma non abbastanza da farlo per Bolton.
Ho mandato da lui il mio Cavaliere delle Cipolle per trattare, e Lord Grassoccio l’ha massacrato, alzando la sua testa e le sue mani sulle mura di Porto Bianco per far gongolare i Frey. E i Frey… le Nozze Rosse sono già state dimenticate?”
“Il Nord ricorda. Le Nozze Rosse, le dita di Lady Hornwood, il saccheggio di Grande Inverno, Deepwood Motte e Piazza di Thorren, ricordano tutto.” Bran e Rickon.
Erano solo i figli del mugnaio.
“Frey e Manderly non uniranno mai le forze. Verranno per te, ma separati. Lord Ramsay non sarà molto lontano da loro.
Rivuole sua moglie. Rivuole il suo Reek.” La risata di Theon era per metà riso e per metà pianto.
“Lord Ramsay è quello che dovreste temere, Vostra Grazia.”
Stannis si irritò. “Ho sconfitto tuo zio Victarion e la sua Flotta di Ferro a Isola Bella, la prima volta che tuo padre si autoincoronò.
Ho tenuto Capo Tempesta contro il potere dei Reach per un anno, e preso Roccia del Drago ai Targaryen.
Ho sconfitto Mance Rayder alla Barriera,anche se aveva venti volte i miei uomini.
Dimmi, voltagabbana, quali battaglie ha mai vinto il Bastardo di Bolton perchè dovrei temerlo?”
Non lo dovete mai chiamare così! Una scossa di dolore percorse Theon Greyjoy. Chiuse gli occhi e storse la bocca.
Quando li riaprì, disse “Voi non lo conoscete.”
“Non più di quanto lui conosca me.”
“Conosce,” gracchiò uno dei corvi del maestro. Sbattè le grossi ali nere contro le sbare della gabbia.
“Conosce,” gracchiò ancora.
Stannis si voltò. “Ponete fine a questo chiasso.”
Dietro di lui si aprì la porta. Arrivarono i Karstark.
Ricurvo e confuso, il castellano di Karhold, si appoggiò pesantemente al suo bastone, facendosi da solo strada fino al tavolo.
La cappa di Lord Arnolf era di una fine lana grigia, bordata da zibellino nero e chiusa raggera argentea.
Una veste costosa, pensò Theon, una ridicola scusa per un uomo. Aveva visto quella cappa prima, sapeva, così come aveva visto
l’uomo che la indossava. A Forte Terrore. Mi ricordo. Era seduto a cena con Lord Ramsay e Umber Veleno delle Puttane, la notte
che fecero uscire Reek dalla sua cella.
L’uomo al suo fianco poteva solo essere suo figlio. Ciquant’anni, giudicò Theon, con una faccia rotonda come suo padre, se Lord Arnolf dovesse diventare grasso.
Dietro di lui camminavano altri tre uomini. I nipoti, presumibilmente.
Uno indossava una cotta di maglia a maniche corte. Gli altri erano vestiti per fare colazione, non per combattere. Idioti.
“Vostra Grazia.” Arnolf Karstark chinò il capo. “E’ un onore.”
Cercò un posto per sedersi. I suoi occhi trovarono Theon. “E questo chi è?” Lo riconobbe dopo un battito di cuore.
Lord Arnolf impallidì.
Il suo stupido figlio non si accorse di nulla. “Non ci sono sedie,” osservò lo scemo.
Uno dei corvi gridò da dentro la sua gabbia.
“Solo la mia.” Re Stannis si sedette.
“Non sarà il Trono di Spade, ma per ora può andar bene.”
Una dozzina di uomini erano entrati dalla porta della torre, guidati dal cavaliere delle falene e dal grosso uomo con la piastra pettorale argentata.
“Siete uomini morti, capiamoci,” cominciò il re. “Solo la modalità della vostra morte è ancora da definire.
Siete avvisati di non sprecare il mio tempo con inutili smentite. Confessate, e potrete avere la rapida fine che il Giovane Lupo ha concesso a Lord Rickard.
Mentite, e sarete bruciati vivi. A voi la scelta.”
“Scelgo questo.” Uno dei nipoti impugnò l’ elsa della spada, e la estrasse.
Si dimostrò essere una scelta infelice. La spada del nipote non ebbe nemmeno il tempo di essere sguainata dal fodero
che due dei cavalieri del re gli furono addosso. Finì con la caduta del suo avambraccio e la fuoriuscita del sangue zampillante dal moncone,
uno dei suoi fratelli incespicò sulle scale, tenendosi con una mano il ventre squarciato. Barcollò per sei scalini prima di cadere, e scontrarsi col pavimento.
Né Arnolf Karstark né suo figlio si mossero.
“Portateli via,” ordinò il re.
“La loro vista mi disgusta.”
In un attimo i cinque uomini furono immobilizzati e portati via.
Quello che perse il braccio era svenuto a causa della perdita di sangue, ma il fratello con lo stomaco aperto urlava abbastanza per entrambi.
“Questo è ciò che faccio ai traditori, voltagabbana,” Stannis informò Theon.
“Il mio nome è Theon.”
“Come vuoi. Dimmi, Theon, quanti uomini ha Mors Umber con lui a Grande Inverno?”
“Nessuno. Nessun uomo.” Sorrise della sua astuzia. “Ha dei ragazzi. Li ho visti.”
A parte un manipolo di sergenti mezzi storpi, i guerrieri che Cibo di corvo ha portato da Ultimo Focolare erano difficilmente vecchi abbastanza da potersi sbarbare.
“Le sue lance e asce sono vecchie quanto le mani che le impugnano . Era Umber Veleno delle Puttane ad avere gli uomini, dentro il castello.
Ho visto anche loro. Vecchi, tutti quanti.” Theon ridacchiò.
“Mors ha portato ragazzini imberbi e Huter vecchi orsi. Tutti i veri uomini erano con Grande Jon e sono morti alle Nozze Rosse.
Era questo che volevate sapere, Vostra Grazia?”
Re Stannis ignorò la beffa. “Ragazzi,” fu tutto ciò che disse, disgustato.
“I ragazzi non serviranno a Lord Bolton per molto.”
“Non per molto,” Theon era d’accordo. “Quasi per nulla.”
“Non per molto,” gracchiò un corvo nella sua gabbia.
Il re volse al corvo uno sguardo irritato.
“Il banchiere braavosiano dice che Ser Aenys Frey è morto. E’ opera dei ragazzi?”
“Venti ragazzini, con le pale,” gli disse Theon. “La neve è caduta senza sosta per giorni. Così forte che non si potevano vedere le mura
del castello a dieci metri di distanza, solo gli uomini sui merli potevano vedere cosa accadeva oltre le mura .
Così Cibo di corvo mandò i suoi ragazzi a scavare delle fosse fuori dalle porte del castello, poi soffiò il suo corno per far uscire Lord Bolton. Invece arrivarono i Frey. La neve coprì le fosse, e loro ci caddero dentro.
Aenys si ruppe il collo, ho sentito dire, ma Ser Hosteen perse solo il suo cavallo, un peccato. Sarà arrabbiato adesso.”
Stranamente, Stannis sorrise.
“I nemici arrabbiati non mi spaventano. La rabbia rende gli uomini stupidi, e Hosteen Frey stupido lo è in partenza, se solo metà di ciò che ho sentito sul suo conto è vero. Che venga pure.”
“Verrà.”
“Bolton ha commesso un errore,” dichiarò il re.
“Tutto ciò che avrebbe dovuto fare era starsene seduto nel suo castello mentre noi moriamo di fame. Anzichè inviare parte delle sue forze fuori a combatterci.
I suoi cavalieri avranno i cavalli, i nostri combattono a piedi.
I suoi uomini saranno ben nutriti, i nostri andranno in battaglia con le pance vuote.
Non farà la differenza. Ser Stupido, Lord Troppo Grasso, il Bastardo, che vengano pure.
Terremo il nostro terreno, e intendo sfruttarlo a nostro vantaggio.”
“Il terreno?” disse Theon.
“Quale terreno? Questo? La torre storpia? Questo misero villaggio?
Non sei su un alto terreno, non hai mura difensive dietro le quali nasconderti, nemmeno difese naturali.”
“Già.”
“Già,” Gracchiarono entrambi i corvi all’ unisono. Prima uno e poi l’altro gracchiarono in borbottio, “Albero, albero, albero.”
La porta si aprì. Fuori, il mondo era bianco.
Il cavaliere delle tre falene entrò, le sue gambe erano incrostate di neve.
Sbattè i piedi per scrollarsene di dosso un po’ e disse, “Vostra Grazia, i Karstark sono stati imprigionati.
Alcuni di loro hanno opposto resistenza, e sono morti per questo. La maggior parte era troppo confusa e così si sono arresi con facilità.
Li abbiamo ammassati nel corridoio e li abbiamo confinati lì.”
“Ben fatto.”
“Hanno detto di non saperne nulla. Tutti quelli che abbiamo interrogato.”
“Ovviamente.”
“Forse potremmo interrogarli più severamente…”
“No. Gli credo. Karstark non poteva sperare di tenere il suo tradimento segreto se avesse messo al corrente del suo piano ogni sporco individuo al suo servizio.
Alcuni arcieri ubriachi se lo sarebbero potuto lasciar sfuggire mentre scopavano una puttana. Non avevano bisogno di sapere.
Sono uomini di Karhold. Quando sarebbe arrivato il momento avrebbero obbedito ai loro lord, come hanno fatto per tutta la loro vita.”
“Come dice lei, Sire.”
“Ci sono state perdite?”
“Uno degli uomini di Lord Peasebury è stato ucciso, due dei miei sono stati feriti.
Se compiace Vostra Grazia, pensavo, gli uomini stanno diventando irrequieti. Ce ne sono a centinaia radunati intorno alla torre,
che si chiedono cosa sia successo.
Tutti parlano di tradimento. Nessuno sa a chi credere, o chi altro potrebbe essere arrestato. Specialmente gli uomini del nord-”
“Ho bisogno di parlare con loro. Wull sta ancora aspettando?”
“Lui e Artos Flint. Volete vederli?”
“A breve. Prima il kraken.”
“Ai suoi ordini.” Il cavaliere si congedò.
Mia sorella, pensò Theon, la mia dolce sorella.
Anche se aveva perso ogni sensibilità alle braccia, sentì lo stomaco contorcersi, allo stesso modo in cui lo sentì quando quel crudele banchiere braavosiano l’aveva presentato ad Asha come un “dono”.
Il ricordo gli bruciava ancora.
Il massiccio cavaliere calvo che era stato con lei non aveva sprecato tempo a urlare in cerca di aiuto, quindi non avevano avuto più
di qualche momento prima che Theon venisse trascinato al cospetto del re.
Era bastato.
Odiò lo sguardo sul volto di Asha quando lei realizzò chi lui fosse; lo shock nei suoi occhi, la pietà nella sua voce, il modo in cui la sua bocca si era deformata dal disgusto.
Al posto di correre verso di lui per abbracciarlo, aveva fatto un mezzo passo indietro.
“E’ stato il Bastardo a farti questo?” aveva chiesto lei.
“Non lo chiamare così.” Allora le parole uscirono dalla bocca di Theon come un flusso ininterrotto.
Provò a raccontarle tutto quanto, su Reek e Forte Terrore, su Kyra e le chiavi, come Lord Ramsay non prendeva altro che la pelle dopo le suppliche.
Le disse come aveva salvato la ragazza, saltando dalle mura del castello nella neve.”Abbiamo volato. Che Abel componga una canzone su di noi, abbiamo VOLATO.”
Così le dovette spiegare chi era Abel, e parlo delle lavandaie che non erano realmente lavandaie.
Theon si rese conto di quanto suonasse strano ed incoerente tutto quello eppure, in qualche modo , non riusciva a fermarsi.
Aveva freddo, era malato e stanco…e debole, così debole, così profondamente debole.
Deve capire. E’ mia sorella.
Non avrebbe voluto fare male in alcun modo a Bran e Rickon.
Reek aveva fatto uccide i ragazzini, non lui Reek, ma l’altro.
“Non sono un regicida,” disse insistentemente.
Le raccontò che dormiva con le cagne di Ramsay, la mise in guardia di come Grande Inverno era piena di fantasmi.
“Le spade erano sparite. Quattro, penso, o cinque. Non ricordo. I re di pietra sono furiosi.”
Aveva cominciato a tremare, contorcendosi come una foglia d’autunno.
“L’albero del cuore conosceva il mio nome. Gli antichi Dei. Theon, li ho sentiti sussurrare. Non c’era vento , ma le foglie si muovevano.
Theon, dicevano. Il mio nome è Theon.” Era bene dire il suo nome. Più lo diceva e meno avrebbe potuto dimenticarsene.
“Devi sapere il tuo nome,” disse a sua sorella. “Tu.. tu mi avevi detto di chiamarti Esgred, ma era una menzogna. Il tuo nome è Asha.”
“Lo è,” rispose sua sorella, così dolcemente che lui ebbe paura potesse piangere. Theon lo odiava. Odiava le donne in lacrime.
Jeyne Poole aveva pianto per tutta la strada da Grande Inverno a lì, pianto fino a che il suo volto non divenne viola come una barbabietola
e le lacrime si erano congelate sulle sue guance, e tutto perchè lui le aveva detto che doveva essere Arya, oppure i lupi li avrebbero rispediti al mittente.
“Ti hanno preparata in un bordello,” le ricordò, sussurrandole all’orecchio in modo che gli altri non potessero sentire.
“Jeyne non è nient’ altro che una puttana, devi diventare Arya.” Nono aveva intenzione di ferirla.
Era per il suo stesso bene, e il suo.
Si deve ricordare il nome.
Quando la punta del suo naso divenne nera per il congelamento, e uno dei Guariani della Notte le disse che avrebbe potuto perderne un pezzo, Jeyne aveva ricominciato a piangere.
“A nessuno importerà dell’aspetto di Arya. Fintanto che sarà l’ erede di Grande Inverno,” la rassicurò.
“Centinaia di uomini la vorranno sposare. Migliaia.”
Il ricordo lasciò Theon agonizzante e in catene. “Fatemi scendere,” pregò il re.
“Solo per un po’, dopo potrete riappendermi di nuovo.”
Stannis Baratheon guardò in alto, verso di lui, ma non rispose.
“Albero,” gracchiò un corvo. “Albero, albero, albero.”
L’altro uccello disse, “Theon,” chiaro come il sole, come Asha che attraversava la porta.
Quarl la Fanciulla era con lei, e Tristifer Botley.
Theon conosceva Botley fin da quando erano bambini, a Pyke.
Perchè ha portato i suoi animaletti domestici? Vuole liberarmi?
Farebbero la stessa fine dei Karstark, se lei dovesse provarci.
Anche il re non sembrò contento della loro presenza. “Le tue guardie possono aspettare fuori. Se anche volessi farti del male, non sarebbero di certo due uomini a dissuadermi.”
Gli uomini di ferro si inchinarono e si allontanarono. Asha si inginocchiò. “Vostra Grazia. E’ necessario che mio fratello sia incatenato in un simile modo?
E’ una magra ricompensa per colui che via ha portato la ragazza Stark.”
La bocca del re si contrasse. “Avete una lingua coraggiosa, mia signora. Non diversamente dal vostro fratello voltagabbana.”
“Grazie, Vostra Grazia.”
“Non era un complimento.” Stannis diede a Theon una lunga occhiata.
“Il villaggio scarseggia si celle, ed io ho più prigionieri di quanti mi aspettavo di poterne avere.”
Le fece cenno. “Potete alzarvi.” Lei si alzò.
“Il braavosiano ha ottenuto il riscatto di sette dei miei uomini da Lady Glover. Sarò felice di pagarlo io stessa per mio fratello.”
“Non c’è abbastanza oro in tutte le tue Isole di Ferro. Le mani di tuo fratello sono macchiate di sangue.
I Farring mi stanno facendo pressioni perchè lo consegni a R’hllor.”
“Anche Clayton Suggs, non ne dubito.”
“Lui, Corliss Penny, tutti gli altri. Persino Ser Richard, che ama il Signore della Luce solo quando è utile ai suoi scopi.”
“Il coro del Dio Rosso conosce una solo canzone.”
“E fintanto che che le orecchie del dio la gradiranno, loro la canteranno. Gli uomini di Lord Bolton saranno qui prima di quanto desideriamo.
Solo Mors Umber si frappone tra noi e loro, e tuo fratello mi ha rivelato che il suo esercito è composto da ragazzini.
Gli uomini vogliono l’appoggio del loro dio quando vanon in guerra.”
“Non tutti i tuoi uomini adorano lo stesso dio.”
“Ne sono consapevole. Non sono l’ idiota che era mio fratello.”
“Theon è l’ultimo figlio di mia madre ancora in vita. Quando i suoi fratelli morirono, lei ne fu distrutta.
La sua morte spazzerà via tutto ciò che è rimasto di lei…ma non sono qui per supplicare per la sua vita.”
“Saggio. Sono spiacente per tua madre, ma non risparmio la vita dei voltagabbana. Di questo, sopratutto.
Ha assassinato due dei figli di Eddard Stark. Ogni uomo del nord al mio servizio mi abbandonerebbe se mostrassi qualsasi clemenza nei suoi confronti.
Tuo fratello deve morire.”
“E allora uccidetelo voi stesso, Vostra Grazia.” Il gelo nella voce di Asha fece tremare Theon nelle sue catene.
“Portatelo al di là del lago, nella piccola isola dove crescono gli alberi-diga, e tagliategli la testa con la vostra spada magica.
Questo è ciò che avrebbe fatto Eddard Stark. Theon ha assassinato i figli di Lord Eddard. Datelo agli dei di Lord Eddard.
Gli antichi dei del nord. Datelo agli alberi.”
E di colpo si sentì un frastuono feroce, i corvi del maestro cominciarono a saltare nelle loro gabbie, le loro piume nere volavano, e ad ogni colpo che davano alle sbarre un urlo rauco e un gracchio li accompagnavano.
“All’ albero.”, disse uno, “All’ albero, all’ albero,” mentre il secondo urlava solo, “Theon, Theon, Theon.”
Theon Greyjoy sorrise. Sanno come mi chiamo, pensò.

Testo originale

Per info e traduzioni
federica.guerrini.fg@gmail.com

Estratto da “The winds of winter” di George R.R. Martin

fantasy, letteratura

ALAYNE

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Stava leggendo al suo piccolo lord un racconto sul Cavaliere Alato quando Mya Stone venne a bussare alla porta della camera da letto,
vestita con pantaloni in pelle e stivali da equitazione, portando con sè il forte lezzo delle stalle.
Mya aveva della paglia nei capelli e uno sguardo torvo.
Il suo malcontento dipendeva dalla presenza di Mychel Redfort, Alayne lo sapeva.

“Vostra signoria,” Mya avvertì Lord Robert, “i vessilli di Lady Waynwood sono stati avvistati ad un ‘ora di strada.
Presto sarà qui, iniseme a vostro cugino Harry. Vorreste accoglierli?”

Perchè ha dovuto menzionare Harry? pensò Alayne. Non riusciremo più a fare uscire il Dolce Pettirosso dal suo letto ora. Il ragazzo colpì il cuscino.
“Mandateli via. Non ho chiesto io che venissero.”

Mya sembrò sconcertata. Nessun’ altro nella valle sapeva gestire un mulo meglio di lei , ma i signorotti erano un’ altra faccenda.
“Sono stati invitati,” disse con incertezza, “per il torneo. Io non..”

Alayne chiuse il suo libro. “Grazie, Mya. Lasciami parlare con Lord Robert, con permesso.”

La sua espressione cambiò in sollievo, Mya scomparve senza dire un’ altra parola.
“Io odio quell’ Harry,” disse il Dolce Pettirosso quando Mya se ne andò.
“Mi chiama cugino, ma sta solo aspettando che io muoia per prendendere Nido dell’Aquila. Pensa che io non lo sappia, ma lo so.”
“Vostra grazia non dovrebbe credere a queste assurdità,” disse Alayne. “Sono sicura che Ser Harrold vi ami”
E se gli dei sono buoni, amerà anche me. sentì le farfalle nello stomaco.
“Non lo fa,” insistette Lord Robert. “Vuole il castello di mio padre, tutto qui, così finge.”
Il ragazzo strinse la coperta al suo petto bitorzoluto. “Non volgio che lo sposi, Alayne. Io sono il Lord di Nido dell’ Aquila, e te lo proibisco.”
Sembrò sull’orlo di piangere. “Dovresti sposare me, piuttosto. Potremmo dormire nello stesso letto ogni notte, e tu potresti leggermi delle storie.”

Nessuno potrà sposarmi finché il mio marito folletto continua a vivere in questo mondo.
La regina Cersei ha collezionato le teste di una dozzina di nani, le disse Petyr, ma nessuna di loro era quella di Tyrion.
“Mio Dolce Pettirosso, non dovresti dire certe cose. Sei il Lord di Nido dell’ Aquila e Protettore della Valle, tu dovrai sposare una lady
di alto lignaggio e diventare padre di un figlio che siederà nella sala grande di Casa Arryn, quando tu non ci sarai più.”

Robert si asgiugò il naso. “Ma io voglio-”
Lei posò un dito sulle sue labbra. “So cosa vuoi, ma non potrà mai accadere. Io non sono la moglie adatta a te. Sono una bastarda.”
“Non mi importa. Ti amo più di chiunque.”
Sei un tale sciocco. “I lord che ti hanno giurato fedeltà se ne preoccuperanno. Alcuni chiameranno mio padre arrogante e ambizioso.
Se mi prenderai come moglie, loro diranno che è stato lui a fartelo fare, che non era tuo volere.
Il Lord Reggente potrebbe imbracciare le armi contro di lui un’ altra volta, e sia lui che io potremmo essere condannati a morte.”
“Non li lascerei farti del male!” disse Lord Robert. “Se solo ci provassero li farei volare.” La sua mano cominciò a tremare.
Alayne accarezzo le sue dita. “Ecco, mio dolce pettirosso, calmati ora.” Quando i tremori passarono, lei disse,
“Devi avere una moglie appropriata, una nobil donna di nobili natali.”
” No, io voglio sposare te, Alayne.”
In passato tua madre voleva lo stesso, ma non ero una bastarda allora, ed ero nobile.
“Il mio lord è gentile a dirlo.” Alayne gli lisciò i capelli. Lady Lysa non permetteva ai servi di toccarglieli, e dopo la sua morte Robert soffrì di terribili attacchi di tremori ogni volta che qualcuno gli si avvicinava con un rasoio,così gli vennero lasciati crescere fino a che non furono tutti scompigliati attorno alle spalle, fino a meta del suo flaccido e bianco petto.
Ha dei bei capelli.
Se gli dei sono buoni e lui vive abbastanza a lungo da sposarsi, sua moglie ammirerà i suoi capelli, è certo.
Questo è quanto amerà di lui.
“Ogni nostro figlio avrà oscuri natali. Solo un figlio legittimo di casa Arryn potrà far deporre Ser Harrold,in quanto tuo erede.
Mio padre ti troverà una moglie appropriata, alcune ragazze nobili sono molto più carine di me. Andrete insieme a caccia col falcone,
e lei vi darà il suo favore ai tornei. Prima che te ne accorga ti sarai completamente dimenticato di me.”
“Non lo farò!”
“Lo farai. Devi.” La sua voce era ferma, ma gentile.
“Il lord di Nido dell’ aquila può fare ciò che gli pare. Non posso continuare ad amarti anche se dovrò sposare lei?
Ser Harrold ha una donna del popolo. Benjicot dice che lei sta aspettando il suo bastardo.”
Benjicot dovrebbe imparare a tenere chiusa la sua stupida boccaccia.
“E’ questo ciò che vuoi da me, dunque? Un bastardo?”
Lei ritirò le dita dalla stretta di lui. “Mi disonoreresti in questo modo?”
Il ragazzo ne restò ferito. “No. Io non intendevo- ”
Alayne rimase impassibile. “Se compiace il mio Lord, vorrei andare a cercare mio padre. Qualcuno deve andare ed accogliere Lady Waynwood.”
Prima che il suo piccolo lord potesse trovare le parole per protestare, lei fece un frettoloso inchino e lasciò la camera da letto, passò la sala e
attraversò un ponte coperto raggiungendo le stanze del Lord Protettore.

Quando lasciò Petyr Baelish quella mattina stava facendo colazione col vecchio Oswell che era arrivato la notte prima, da Città del Gabbiano,
su un cavallo talmente stanco da avere la schiuma alla bocca.
Sperò che magari potessero ancora stare parlando, ma il solaio di Petyr era vuoto.
Qualcuno aveva lasciato una finestra aperta e una pila di fogli era caduta sul pavimento.
Il sole stava deviando dentro le finestre gialle, e la polvere danzava nella luce come minuscoli insetti dorati.
La neve aveva coperto le cime della Lancia del Gigante,
al di sotto delle montagne l’autunno resisteva e il grano invernale stava maturando nei campi.
Fuori dalla finestra poteva sentire le risate delle lavandaie , il tintinnare dell’ acciacio contro l’acciaio dal campo d’ addestramento dei cavalieri.
Bei rumori.
Alayne adorava stare lì. Si sentiva di nuovo viva, per la prima volta da quando suo padre… da quando Lord Eddard Stark morì.
Chiuse la finestra, raccolse tutti i fogli caduti, e li sistemò sul tavolo.
Una era la lista dei partecipanti. Sessantaquattro cavalieri erano stati invitati al torneo per poter far parte della nuova fratellanza di Robert Arryn, i cavalieri alati, e sessantaquattro cavalieri erano venuti a giostrare per il diritto di indossare le ali da falco sui loro elmi da guerra e per difendere il loro lord.

I partecipanti venivano da tutta la Valle, dalle valli, dalle montagne e dalla costa, da Città del Gabbiano e dalla Porta Insanguinata, anche dalle Tre Sorelle.
Anche se alcuni erano promessi sposi, solo tre erano sposati; Gli otto vincitori avrebbero passato i prossimi tre anni al fianco di Lord Robert, come guardia personale
(Alayne ne suggerì sette, come nella guardia reale, ma il Dolce Pettirosso instette che avrebbe dovuto avere più cavalieri di re Tommen),
quindi gli uomini più vecchi con moglie e figli non furono invitati.

E loro sono venuti, pensò orgogliosamente Alayne. Sono venuti tutti.
Era accaduto proprio come Petyr aveva predetto, il giorno che volarono i corvi con gli inviti.
“Sono giovani , eccitati, affamati di avventure e notorietà. Lysa non li lasciò andare in guerra. Questa è l’ulteriore cosa positiva. Un’ occasione per servire il loro lord e provare il loro valore. E loro verranno. Anche Harry l’ Erede.”
Lui le accarezzò i capelli e la baciò la fronte.
“Che figlia intelligente sei.”
Era stata astuta. Il torneo, i premi, i cavalieri alati, tutto era stata una sua idea.
La madre di lord Robert l’aveva riempito di paure, ma aveva sempre preso coraggio dalle storie che lei gli leggeva di Ser Artys Arryn,
il cavaliere alato delle leggende,fondatore della sua casata.
Perchè non circondarlo di cavaliere alati? Aveva lei pensato una notte, dopo che il Dolce Pettirosso era finalmente scivolato nel sonno. La sua personale guardia reale, per proteggerlo e renderlo coraggioso.
E non appena aveva raccontato a Petyr della sua idea, subito era diventata realtà.
Lui avrebbe voluto essere qui per accogliere Ser Harrold. Dove potrebbe essere andato?
Alayne passò sotto le scale della torre per entrare nella galleria di pilastri, dietro la sala grande.
Sotto di lei i servi stavano apparecchiando le tavole per il banchetto serale,
mentre le loro mogli e figlie spazzavano via la vecchia paglia per far posto alla nuova.
Lord Nestor stava mostrando a Lady Waxley i suoi arazzi, con le scene di caccia e inseguimenti.
Le stesse scene erano presenti una volta all’ interno della fortezza rossa, nelle terre del re, quando Robert prese il Trono di Spade.
Joffrey le aveva fatte togliere ed avevano languito in una cella fino a che
Petyr Baelish aveva provveduto a farle trasportare fino alla Valle come regalo per Nestor Royce.
Non solo erano adornamenti stupendi, ma lord Nestor era felice di dire a chiunque volesse ascoltarlo che una volta erano appartenuti al re.
Petyr non era nella sala grande. Alayne ripercorse la galleria e discese le scale costruite nello spesso muro ovest , per uscire nel cortile interno dove si sarebbero tenuti i giochi.
I padiglioni erano stati allestiti per chuinque fosse venuto a vedere il torneo, con quattro lunghe barriere telonate nel mezzo.
Gli uomini di Lord Nestor stavano imbiancando le barriere, drappeggiando i padiglioni con vivaci striscioni,
e appendendo scudi sulla porta che i giostranti percorreranno durante la loro entrata.
Al lato nord del cortile, tre quintane erano state allestite, a alcuni dei partecipanti si stavano allenando.
Alayne li riconosceva dagli stemmi degli scudi; le campane di Belmore, vipere verdi per i Lynderlys, la slitta rossa dei Breakstone,
le picche nere e grigie di casa Tollett.
Ser Mychel Redfort vinse la quintana con un colpo perfettamente piazzato.
Lui era uno dei favoriti alla vincita delle ali.
Petyr non era alle quintane, né  da nessun’ altra parte del cortile, ma quando si voltò per andarsene una voce di donna la chiamò. “Alayne!” gridò Myranda Royce, da una panchina intagliato nella roccia sotto un faggio, dove era seduta tra due uomini.
Cercava aiuto con lo sguardo. Sorridendo , Alayne camminò verso la sua amica.
Myranda indossava un vestito di lana grigia , una cappa verde col cappuccio, e sembrava piuttosto disperata.
Ai suoi fianchi sedevano i cavalieri. Quello alla sua destra aveva la barba grigia, era pelato e aveva la pancia che strabordava sopra il fodero della sua spada, o meglio, dove avrebbe dovuto essere.
Quello alla sua sinistra non aveva più di diciotto anni ed era magro come una lancia. I suoi baffi colorati di rosso camuffavano
solo parzialmente le rabbiose pustole rosse che butteravano la sua faccia.
Il cavaliere calvo indossava un soprabito blu scuro blasonato con un enorme paio di labbra rosa.
Il ragazzetto rosso e pustoloso ne aveva invece uno con nove gabbiani bianchi su campo marrone, che faceva di lui uno Shett di Città del Gabbiano.
Stava fissando così attentamente i seni di Myranda che fece fatica a notare la presenza di Alayne fino a che Myranda non si alzò per abbracciarla.
“Grazie, grazie, grazie” le sussurrò Randa all’orecchio, prima di voltarsi per dire , “Signori, posso presentarvi la Lady Alayne Stone?”
“La figlia del Lord Protettore,” disse il cavaliere pelato, con sincera galanteria. Faticò ad alzarsi.
“E incantevole proprio come nelle storie che raccontano di lei, vedo.”
Per non essere da meno, il foruncoloso cavaliere balzò in piedi e disse, “Ser Ossifer dice il vero, siete la donna più bella di tutti i Sette Regni.”
Sarebbe potuto sembrare di dolce cortesia se non le avesse fissato solo il petto.
“E avete visto tutte queste donne, ser?” Gli chiese Alayne. “Siete giovane per essere un così gran viaggiatore.”
Lui arrossì, il che fece sembrare le sue pustole ancora più rabbiose.
“No, mia signora. Vengo da Città del Gabbiano.”
Ed io no, pensò Alayne che era nata lì. Avrebbe dovuto essere prudente su questo.
“Ricordo Città del Gabbiano con amore,” gli disse lei, con un sorriso tanto misterioso quanto ammiccante.
Rivolgendosi a Myranda disse, “Sapete dove potrebbe essere andato mio padre, per caso?”
“Lasciatemi accompagnarvi da lui , mia signora.”
“Spero che mi perdonerete se vi privo della compagnia di lady Myranda,” disse Alayne ai cavalieri.
Non aspettò una risposta, ma prese la donna sotto braccio e la portò via dalla panchina.
Solo quando furono a debita distanza d’orecchio le sussurrò, “Sai davvero dove si trova mio padre?”
“Ovviamente no. Affretta il passo, i miei nuovi corteggiatori potrebbero seguirci.” Myranda fece una smorfia.
“Ossifer Lipps è il più ottuso cavaliere delle valle, ma Uther Shett ambisce alla gloria.
Prego in un loro duello per la mia mano, e che entrambi muoiano.”
Alayne ridacchiò. ” Certamente Lord Nestor non gradirà un duello tra quegli uomini.”
“Oh, potrebbe. Mio padre è contrariato da quando ho ucciso il mio ultimo marito e gli ho creato tutti questi problemi.”
“Non è stata colpa tua se è morto.”
“Non c’era nessun’ altro nel letto che potesse confermarlo.”
Alayne non poteva essere d’aiuto così chiuse il discorso. Il marito di Myranda morì facendo l’amore con lei.
“Quegli uomini delle Sorelle che sono arrivati ieri sembravano valorosi,” disse lei, per cambiare discorso.
“Se non ti piacciono nè Ser Ossifer nè Ser Uther, allora sposa uno di loro. Penso che il più giovane di loro sia molto bello.”
“Quello con la cappa di pelle di foca?” disse Randa, incredula.
“Uno dei suoi fratelli, allora.”
Myranda roterò gli occhi.
“Vengono dalla Sorelle. Hai mai conosciuto un uomo delle Sorelle che sappia giostrare?
Loro puliscono le loro spade con l’olio di merluzzo e si lavano in vasche di acqua di mare fredda.”
“Beh,” disse Alayne, “almeno sono puliti.”
“Alcuni di loro hanno le ragnatele tra le dita dei piedi. Magari sposerò Lord Petyr. E  sarò tua madre. Ti chiedo, quanto corto è il suo dito?”
Alayne non degnò la sua domanda di risposta. “Lady Waynwood sarà presto qui con i suoi figli.”
“E’ una minaccia o una promessa?” disse Myranda.
“La prima Lady Waynwood doveva essere una cavalla, credo. Come altro ti spieghi che ogni uomo Waynwood abbia la faccia da cavallo?
Se mai dovessi sposare un Waynwood, dovrebbe giurarmi d’indossare sempre il suo elmo ogni qual volta voglia fottermi, e tenere la visiera chiusa.”
Diede ad Alayne un pizzicotto sul braccio. “Il mio Harry dovrebbe essere con loro, penso. Ho saputo che lo prenderai tu. Potrei non perdonarti
mai più per avermelo rubato. Lui è il ragazzo che voglio sposare.”
“Il fidanzamento è stata un’idea di mio padre,” Alayne cerco di protestare, come aveva fatto un centinaio di altre volte prima.
lei la stava solo infastidendo,si disse… ma dietro gli scherzi, poteva sentire il colpo.
Myranda si fermò ad osservare oltre il cortile i cavalieri che si stavano allenando.
“Eccolo, il tipo di marito di cui avrei bisogno.”
Un paio di metri aventi, due cavalieri stavano combattendo con spade spuntate da allenamento.
Le lame cozzarono due volte prima di scontrarsi coi rispettivi scudi, l’uomo più grosso perse terreno all’impatto.
Alayne non riusciva a vedere la parte anteriore del suo scudo da dove si trovava, ma il suo sfidante aveva tre corvi in volo,
ognuno stringente un cuore rosso negli artigli.
Tre cuori e tre corvi.
Sapeva bene come sarebbe andato a finire il combattimento.
Pochi attimi dopo quello grosso si ritrovo sordito e sdraiato nella polvere con il suo elmo di traverso.
Quando il suo scudiero lo slegò di fretta per scoprire la sua testa, si vide del sangue colare dalla fronte.
Se la spada non fosse stata spuntata , ci sarebbero state certamente anche delle cervella.
L’ultimo colpo alla testa era stato così duro che Alayne sobbalzò quando cadde l’uomo.
Myranda Royce guardò il vincitore pensierosa.
“Credi che se glielo chiedo gentilmente Ser Lyn ucciderebbe i miei spasimanti per me?”
“Potrebbe, per una pesante sacca d’oro.” Ser Lyn Corbray era sempre disperatamente a corto di conio, tutta la valle lo sapeva.
“Aihmè, tutto ciò che ho sono un paio di pesanti tette. Anche se con Ser Lyn , una grossa salsiccia sotto la mia gonna mi aiuterebbe di più.”
La schiocca risata di Alayne attirò l’attenzione di Corbray.
Diede il suo scudo al suo rozzo scudiero, si levò l’elmo e la calotta imbottita.
“Signore.” I suoi lunghi capelli castani coprivano la sua fronte con dolcezza.
“Bel colpo, Ser Lyn,” Disse Alayne. ” Sebbene temo abbiate lasciato il povero Ser Owen privo di sensi.”
Corbray si giro verso il cortile, dove il suo avversario era stato aiutato dal suo scudiero.
“Non aveva senso lui o non avrebbe mai dovuto provare a sfidarmi.”
Era vero, Alayne pensò, ma quella mattina si sentiva come posseduta, così diede anche lei una stoccata a Ser Lyn. Sorridendo gentile disse,
“Il lord mio padre mi ha detto che la nuova moglie di tuo fratello aspetta un figlio.”
Corbray la guardò torvo. “Lyonel manda le sue scuse. E’ rimasto alla Casa del Cuore con la figlia del suo mercante,
ad osservare la sua pancia crescere come se fosse il primo uomo ad aver messo incinta una sgualdrina.”
Oh, è una piaga dolente, pensò Alayne.
La prima moglie di Lyonel Corbray non gli diede altro che un delicato, malato figlio che morì infasce, e durante tutti questi anni Ser Lyn era rimasto il suo erede.
Quando la povera donna finalmente morì, subentrò Petyr Baelish e mediò un nuovo matrimonio per Lord Corbray.
La seconda Lady Corbray aveva sedici anni, figlia di un facoltoso mercante di Città del Gabbiano,
ma aveva un’ immensa dote, l’uomo disse che era un’ alta, robusta e sana ragazzza,con enormi seni e buone, larghe anche. E anche fertile, sembrerebbe.
“Preghiamo tutti perché la Madre doni a Lady Corbray un parto facile e un figlio sano,” disse Myranda.
Alayne non riuscì a trattenersi. Sorridendo disse, “Mio padre è sempre lieto di aiutare i fedeli alfieri di Lord Robert.
Sono sicura che sarà felicissimo di organizzare un matrimonio anche per voi, Ser Lyn.”
“Molto gentile da parte sua.” La labbra di Corbray si incurvarono in qualcosa che avrebbe potuto essere interpretato come un sorriso, ma che diede i brividi ad Alayne.
“Ma chi ha bisogno di eredi quando, come me, è senza terra, e lo resterà, grazie al nostro Lord Protettore?
No. Dì pure a tuo padre che non ho bisogno di nessuna donna del suo branco in cerca di marito.”
Il veleno nella sua voce era così pesante che per un attimo lei quasi si dimenticò che Lyn Corbray era attualmente un uomo al servizio di suo padre,
comprato e pagato per quello. O no? Forse, al posto di essere un uomo di Petyr che fingeva di esserne il nemico,
era un suo nemico che fingeva di essere un suo uomo che fingeva di esserne nemico.
Solo il pensiero era sufficiente a farle girare la testa.
Alayne si girò bruscamente verso il cortile… e urtò un basso uomo dal volto affilato, con un cespuglio di capelli arancioni, che era arrivato proprio dietro di lei.
La sua mano afferrò il suo braccio prima che lei potesse cadere. “Mia signora. Le mie scuse se l’ho colta di sorpresa.”
“La colpa è stata mia. Non vi avevo visto.”
“Noi topi siamo creature silenziose.” Ser Shadrich era talmente piccolo che poteva essere scambiato per uno scudiero,
ma il suo volto era quello di un uomo molto più vecchio.
Lei notò lunghe alleanze nelle rughe agli angoli della sua bocca, vecchie battaglie nella cicatrice al di sotto del suo orecchio, e una severità nei suoi occhi che un ragazzo non avrebbe potuto avere. Era un uomo adulto. anche se, perfino Randa lo superava in altezza.
“State cercando anche voi di ottenere le ali?” disse la Royce.

“Un topo con le ali sarebbe visto come uno stupido.”
“Forse vorreste partecipare alla mischia?” suggerì Alayne.
La mischia era un’alternativa , una consolazione per ogni fratello, zio, padre, amico che ha accompagnato i giostranti alla porta della Luna
per vederli vincere le loro ali d’argento, ma ci sarebbero stati premi per i campioni, ed una possibilità di vincere denaro.
“Una buona mischia è tutto ciò che un cavaliere errante possa sperare, a meno che inciampi in una borsa di dragoni. E questo non è probabile, vero?”
“Presumo di si. Ma ora deve scusarci , ser, dobbiamo trovare il Lord mio padre.”

Il suono del corno arrivò da sopra il muro. “Troppo tardi,” disse Myranda. “Sono qui. Dovremmo fare noi gli onori.” sogghignò.
“L’ultima che arriva alla porta sposa Uther Shett.”
Fecero una gara, attraversarono il cortile correndo vivacemente e superarono le stalle, le loro gonne si alzarono, mentre i cavalieri e i servi le fissavano, e maiali e polli scappavano spaventati. Non era per niente un comportamento da signore, ma Alayne si riscoprì a riderne.
Solo per un attimo, mentre correva, si dimenticò chi fosse e dove si trovasse, e si ritrovò a ricordare le fredde giornate a Grande Inverno, quando correva per Grande Inverno con la sua amica Jeyne Poole, con Arya che le inseguiva cercando di prenderle.
Nel tempo che impiegarono ad arrivare alle porte della città, entrambe avevano la faccia rossa e stavano ansimando.
Myranda aveva perso il suo mantello da qualche parte per la strada. Arrivarono giusto in tempo.
I cancelli erano appena stati sollevati e una colonna di venti uomini a cavallo ci stava passando sotto.
Alla loro testa cavalcava Anya Waynwood, lady di Ironoaks, austera e magra, i suoi capelli grigio-marroni legati con una fascia.
La sua cappa  era di un fangoso verde in corta lana con pelliccia marrone,  agganciata alla gola con una borchia niellata a forma della ruota rotta della sua casata.
Myranda Royce fece un passo avanti e si inchinò. “Lady Anya. Benvenuta alle Porte della Luna.”
“Lady Myranda. Lady Alayne.”
Anya Waynwood rivolse loro un cenno della testa. “E’ gentile da parte vostra essere venute ad accoglierci. Permettetemi di presentarvi mio nipote, Ser Roland Waynwood.” Lei accennò al cavaliere che aveva parlato.
“E questo è il mio figlio più giovane, Ser Wallace Waynwood. E ovviamente la mia guardia, Ser Harrold Hardyng.”
Harry l’erede, pensò Alayne. Il mio furo marito, se vorrà esserlo. Un impeto di terrore la scosse. Si chiese se la sua faccia fosse ancora rossa.
Non fissarlo, ricordò a se stessa, non sbadigliare, non sembrare una tonta. Guarda da un’altra parte. I suoi capelli dovevano essere un terribile disastro dopo tutta quella corsa. Dovette usare tutta la sua forza di volontà per fermarsi dal provare a sistemare tutti i capelli scompigliati.
Lascia perdere i tuoi stupidi capelli. Non hanno importanza. E’ lui che ne ha. Lui e i Waynwoods.
Ser Roland era il più vecchio dei tre, sebbene non avesse più di 25 anni. Era più alto e muscoloso di Ser Wallace, ma entrambi avevano il viso allungato e mascelle squadrate, fini capelli castani e nasi schiacciati.
Facce da cavalli e alla buona, riflette Alayne.
Mentre Harry…
Mio Harry. Mio signore, mio amante, mio promesso.
Ser Harrold Hardyng sembrava da ogni angolazione un lord attendente; scolpito e bellissimo, dritto come una lancia, forte e muscoloso.
Gli uomini abbastanza grandi da aver conosciuto Jon Arryn nella sua gioventù dicevano che Ser Haarold gli somigliasse,  lei lo sapeva.
Lui aveva folti capelli biondo sabbia, occhi blu chiaro e un naso aquilino. Anche Joffrey era grazioso, tuttavia, si ricordò.
Un grazioso mostro, questo era. Il piccolo Lord Tyrion era gentile, anche se era mostruoso.
Harry la stava fissando. Sa chi sono, realizzò, e non sembra contento di vedermi. Fu solo allora che si rese conto del suo stemma araldico.
Sebbene la sua cotta e l’ornamento del suo cavallo avessero i diamanti
bianchi e rossi di casa Hardyng , il suo scudo era diviso in quarti.
Gli stemmi di Hardyng e Waynwood erano posizionati rispettivamente nel primo e nel terzo quadrante,  ma nel secondo e nel quarto c’erano la Luna e il Falco di casa Harryn, Azzuro cielo e crema.
Il Dolce Pettirosso non l’avrebbe apprezzato.
Ser Wallace disse, “Siamo gli ul-ul-ultimi?”
“Si, Ser,” rispose Myranda Royce, non prestando minimamente attenzione alla sua balbuzie.
“Qua-qua-quando comincerà il tor-tor-torneo?”
“Oh, presto, spero,” disse Randa.
“Alcuni dei partecipanti sono qui da quasi una luna, nutrendosi del cibo e dei beveraggi di mio padre.
Sono tutti uomini valorosi e molto coraggiosi…ma mangiano anche molto.”
I Waynwood risero, e persino Harry L’ Erede accennò un piccolo sorriso.
“Ha nevicato ai valichi, altrimenti saremmo arrivati prima,” disse Lady Anya.
“Se avessimo saputo che alle porte ci sarebbe stata una tale bellezza ad attenderci, avremmo volato,” disse Ser Roland.
Sebbene le sue parole fossero rivolte a Myranda Royce, sorrise ad Alayne dicendole.
“Per volare dovreste avere le ali,” rispose Randa, “e ci sono alcuni cavalieri che potrebbero avere qualcosa da ridire su questo.”
“Ho sperato in una discussione scherzosa.” Ser Roland scese dal suo cavallo, si girò verso Alayne e sorrise.
“Avevo sentito dire che la figlia di Lord Ditocorto fosse bella e piena di grazia, ma nessuno mi aveva detto che fosse una ladra.”
“Vi state sbagliando, Ser. Non sono una ladra!”
Ser Roland pose una mano sopra il cuore. “Come potete dunque spiegare questo buco nel mio petto, da dove è stato rubato il mio cuore?”
“Vi sta solo ca-canzonando, mia signora,”balbettò ser Wallace. “Mio ni-ni-nipote non ha mai avuto un cuo-cuo-cuore.”
“La ruota dei Waynwood ha un raggio rotto, e noi qui abbiamo mio zio.” Ser Roland diede a Wallace un buffetto dietro l’orecchio.
“Gli scudieri dovrebbero starsene buoni mentre i cavalieri parlano.”
Ser Wallace arrossì. “Non sono uno scu-scudiero, mia signora. Mio ni-nipote sa bene che sono stato nominato ca-ca-ca-ca-cacaca-”
“Cavaliere?” Alayne suggerì delicatamente-
“Cavaliere,” disse Wallace Waynwood, grato.
Robb avrebbe la sua età, se fosse ancora vivo, non riuscì ad evitare di pensarlo, ma Robb morì come Re, e lui è solo un ragazzo.
“Il lord mio padre vi ha assegnato le stanze nella torre est,” stava dicendo Myranda a lady Waynwood, “Ma temo che i tuoi cavalieri dovranno condividere il letto. Le porte della luna non hanno mai dovuto ospitare così tanti nobili visitatori.”
“Voi starete nella Torre del Falco, Ser Harrold,” si intomise Alayne. Molto lontano dal Dolce Pettirosso. Questo era voluto, lei lo sapeva.
Petyr Baelish non lasciava nulla al caso. “Se vi compiace, vorrei scortarvi nelle vostre stanze io stessa.” Questa volta i suoi occhi incontrarono quelli di Harry.
Lei gli sorrise, e disse una silenziosa preghiera alla vergine. Vi prego, non ha bisogno di amarmi, fate solo che gli piaccia, solo un po’, sarebbe abbastanza per ora.
Ser Harrold la ricambiò con uno sguardo gelido. “Perchè dovrebbe compiacermi essere accompagnato da qualsiasi parte dalla bastarda di Ditocorto?”
Tutti e tre i Waynwood lo guardarono di traverso. “Sei un ospite qui, Harry,” gli ricordò Lady Anya, con voce gelida. “Vedi di ricordatelo.”
L’arma di una signora è l’educazione. Alayne poteva sentire il sangue avvampagli in viso. Nessuna lacrima, pregava. Per favore, ti prego, non devo piangere.
“Come desiderate, ser. E ora, se volete scusarmi, la bastarda di Ditocorto deve trovare il lord suo padre e fargli sapere che siete arrivati,
così potremmo cominciare il torneo domani.” E magari il tuo cavallo s’azzopperà, Harry l’Aquila, così cadrai sulla tua stupida testa al tuo primo incontro.
Mostrò una faccia inespressiva a lady Waynwood mentre loro accampavano imbarazzanti scuse per il loro compagno. Quando ebbero finito si voltò e si dileguò.
Mentre si allontanava, corse talmente precipitosamente verso Ser Lothor Brune che quasi lo fece cadere. “Harry l’ erede? Harry il buco di culo, dico io. E’ solo un scudiero che ha fatto il salto di qualità.”
Alayne fu felice di abbracciarlo. “Vi ringrazio. Avete visto mio padre, ser?”
“Giù, nei sotteranei,” disse Ser Lothar, “sta ispezionando il granaio di Lord Nestor con Lord Grafton e Lord Belmore.”

I sotterranei erano ampi, bui e sudici. Alayne accese un cero a si sollevò la gonna per discenderli.
Verso il fondo, sentì rimbombare la voce di Lord Grafton, e la seguì.
“I mercanti protestano perchè vogliono comprare e i signori per vendere,” stava dicendo l’uomo di Città del Gabbiano quando lei li trovò.
Anche se non era un uomo alto, Grafton era grosso, con braccia e spalle massicce.
I suoi capelli erano di un biondo sporco.
“Chi sono io per impedirlo, mio signore?”
“Mettete uomini a guardia dei moli. Se sarà necessario, sequestrate le navi. Non ha importanza per quanto tempo, l’importante è che il cibo resti nella Valle.”
“Questi prezzi, ahimè,” protestò il grasso Lord Belmore, “questi prezzi sono più che giusti.”
“Avete detto più che giusti, mio signore. Io dico meno di ciò che potevamo sperare. Aspettate. Se sarà necessario, comprate il cibo voi stessi e stoccatelo. L’inverno sta arrivando. I prezzi cresceranno.”
“Può darsi,” disse Belmore, dubbioso.
“Yohn Royce non aspetterà,” si lamentò Grafton. “Non ha bisogno di passare attraverso Città del Gabbiano, ha i suoi porti.
Finché ammasseremo i nostri raccolti,Royce e gli altri Lord minori, si riempiranno di argento, puoi starne certo.”
“E così spereremo,” disse Petyr. “Quando i loro granai saranno vuoti, gli servirà ogni pezzetto di quell’ argento per comprare da noi i sostentamenti. E ora, se volete scusarmi, miei signori, come potete vedere mia figlia ha bisogno di me.”
“Lady Alayne,” disse Lord Grafton. “Siete raggiante questa mattina.”
“Siete gentile a dire questo, mio lord. Padre, sono desolata di dovervi disturbare, ma ho pensato volessi sapere che i Waynwood sono arrivati.”
“E con loro c’è anche Ser Harrold?”
L’orribile Ser Harrold. “Si.”
Lord Belmore rise. “Non avrei mai pensato che Royce l’avrebbe fatto venire. E’ cieco o solo stupido?”
“E’ onorevole. A volte è quasi a stessa cosa. Se lui negherà al ragazzo di dimostrare quanto vale, potrebbe creare una spaccatura tra loro, quindi perchè  non farlo goistrare? Il ragazzo non è per nulla all’ altezza di vincere un posto tra i cavalieri alati.”
“Penso di no,” disse Belmore, a malincuore.
Lord Grafton baciò Alayne sulla mano , poi i due lord uscirono lasciandola sola con suo padre.
“Vieni,” disse Petyr, “cammina con me.” La prese sotto braccio e la portò più giù nei sotterranei, superando una cella vuota.
“E come è stato il tuo primo incontro con Harry l’erede?”
“Lui è orribile.”
“Il mondo è pieno di orrori, dolcezza. Ma questo ormai dovresti saperlo. Ne hai visti a sufficienza.”
“Si,” disse lei, “ma perché deve essere così perfido?” Mi ha chiamato la tua bastarda. Proprio in cortile, di fronte a tutti.”
“Per quanto ne sa, è ciò che sei. Questo fidanzamento non è mai stata sua idea, e Bronze Yohn l’avrà avvertito dei miei stratagemmi.
Sei mia figlia. Non si fida di te, e crede che tu sia inferiore a lui.”
“Beh, non lo sono. Potrà anche pensare di essere un gran cavaliere, ma Ser Lothor ha detto che è solo uno scudiero che ha fatto il salto di qualità.”
Petyr le mise un braccio attorno. “E lo è, ma è anche l’edere di Robert. Portare Harry era il primo passo del nostro piano, ma adesso dobbiamo tenerlo, e solo tu puoi farlo. Ha un debole per i bei faccini, e chi ha un viso più bello del tuo? Conquistalo. Incantalo. Stregalo.”
“Io non so come,” disse lei mestamente.
“Oh, penso tu lo sappia,” disse Ditocorto, con uno di quei sorrisi melliflui.
“Dovrai essere la donna più bella della sala questa sera, adorabile come la lady tua madre alla tua età.
Non posso farti sedere sul palco, ma avrai un posto d’onore sotto il candelabro.
Il fuoco splenderà nei tuoi capelli, così che tutti possano vedere quanto bella sei.
Tieni in mano un lungo cucchiaio per cacciare gli scudieri, tesoro.
Non vorrai avere ragazzetti tra i piedi quando i cavalieri arriveranno ad implorare il tuo favore.”
“Chi mai vorrebbe avere il favore di una bastarda?”
“Harry, se ha l’intelligenza che gli dei donano agli sciocchi.. ma tu non darglielo. Scegli qualche altro valoroso, e dai il tuo favore a lui, piuttosto. Non vorrai sembrare troppo ansiosa?!”
“No,” rispose Alayne.
“Lady Waynwood continuerà ad insistere perchè Harry balli con te, posso prometterti questo. Questa sarà la tua occasione. Sorridi al ragazzo. Toccalo quando gli parli. Provocalo, per sferzare il suo orgoglio.
Se sembra rispondere, digli che ti senti svenire, e chiedigli di accompagnarti fuori per una boccata di aria fresca.
Nessun cavaliere può rifiutare una simile richiesta di un’ attraente fanciulla.”
“Si,” disse lei, “ma lui pensa che io sia una bastarda.”
“Una bellissima bastarda, e la figlia del Lord Protettore.” Petyr la tirò a sè e le diede un bacio su entrambe le guance.
“La notte ti appartiene, dolcezza, ricordatelo, sempre.”
“Ci proverò, padre,” disse lei.
Il banchetto si rivelò essere tutto ciò che suo padre le aveva promesso.
Sessantaquattro piatti erano stati serviti, in onore dei sessantaquattro partecipanti che erano arrivati da così lontano per battersi per le ali d’argento del loro Lord.
Dai fiumi e dai laghi arrivavano lucci, trote e salmoni, dai mari i granchi, merluzzi e aringhe.
C’erano anatre, capponi, pavoni nei loro piumaggi e cigni in latte di mandorle. Maialini da latte erano serviti ancora sfrigolanti con le mele in bocca, e tre enormi bisonti erano stati arrostiti per intero sui carboni ardenti nel cortile del castello, siccome erano troppo grossi per passare dalle porte della cucina.
Cesti di pane caldo si intrecciavano ai piatti riempiendo le tavole nella sala di Lord Nestor, e imponenti forme di formaggio erano state portate su dalle cantine.
Il burro era appena stato fatto, e c’erano porri e carote, cipolle arrostite, barabbietole , rape e carote bianche. E meglio di tutto, i cuochi di Lord Nestor prepararono una splendida, peccaminosa, torta al limone a forma di Lancia del Gigante, alta dodici piedi e adornata con un Nido dell’ Aquila di zucchero.
Per me, Alayne pensò,mentre la trasportavano.
Anche il Dolce Pettirosso amava la torta al limone, ma solo da quando lei gli disse che era la sua preferita.
La torta era stata fatta con tutti i limoni della valle, ma Petyr promise che sarebbe andato a Dorne per prenderne ancora.
C’erano anche dei regali, splendidi regali.
Ogni partecipante ricevette una cappa di tessuto argenteo e una spilla di lapislazzuli con la forma delle ali del falco.
Eleganti daghe d’acciaio erano state regalate ai fratelli, padri e amici venuti per vederli giostrare.
Per le loro madri, sorelle e dame c’erano abiti di seta e pizzi di Myr.
“Lord Nestor è di manica larga,” Alayne senti Ser Edmur Breakstone dirlo.
“Di manica larga e di Dito-corto,” replicò Lady Waynwood, accennando a Petyr Baelish.
Breakstone non fu tardo a coglierne il significato. Chi aveva elargito tutto ciò non era Lord Nestor, ma il Lord Protettore.
Quando l’ultima portata fu servita e ripulita , i tavoli furono alzati dai cavalletti per preparare la pista per danzare, ed entrarono i musicisti.
“Non ci sono cantanti?” chiese Ben Coldwater.
“Il piccolo lord non li tollera da quando,” Ser Lymond Lynderly rispose.
“Da Marillion.”
“Ah, era l’uomo che assassinò Lady Lysa, si?”
Alayne parlò. “Il suo canto le piaceva moltissimo, e lei gli riservò troppi favori, forse. Quando lei sposò mio padre lui impazzì e la spinse giù dalla Porta della Luna. Lord Robert odia cantare da allora. Sebbene sia ancora appassionato alla musica.”
“Come me,” disse Coldwater. Sollevandosi, porse ad Alayne la sua mano.
“Volete farmi l’onore di questo ballo, mia signora?”
“Siete molto gentile,” disse lei, e lui l’accompagnò sulla pista.
Lui fu il suo primo compagno della serata, ma lontano dall’essere l’ultimo.
Proprio come Petyr aveva promesso, i giovani cavalieri si adunarono intorno a lei, facendo a gara per il suo favore.
Dopo Ben venne Andrew Tollett, il bel Ser Bryon, Ser Morgarth dal naso rosso, e Ser Shadrich il topo pazzo.
Quindi Ser Albar Royce, il fratello ottuso e grasso di Myranda e l’erede di Lord Nestor.
Danzò con tutti e tre i Sanderlands, nessuno di loro aveva ragnatele tra le dita, anche se non poteva garantire per quelle dei piedi.
Uther Shett arrivò a farle magri complimeti e salirle sul piede, ma Ser Targon il mezzo-selvaggio dimostrò di avere un animo gentile.
Dopo di lui Ser Roland Waynwood la trascinò via e la fece ridere con commenti buffi sull’altra metà dei cavalieri presenti nella sala.
Suo zio Wallace ebbe il suo turno e provò a fare lo stesso, ma le parole non volevano aiutarlo.
Alayne infine ebbe misericordia di lui e cominciò a chiacchierare felicemente, per toglierlo dall’imbarazzo.
Quando finì di danzare si scusò, e tornò al suo posto per bere un calice di vino.
E lì c’era lui, proprio Harry l’ Erede; alto, avvenente , minaccioso.
“Lady Alayne. Potrei farvi da compagno per questo ballo?”
Lei ci pensò un momento. “No. Non penso proprio.”
Arrossì. “Sono stato imperdonabilmente scortese con voi nel cortile. Dovete scusarmi.”
“Dovrei?” Lei si passò una mano tra i capelli, bevve un sorso di vino, facendolo aspettare.
“Come si può perdonare qualcuno che è imperdonabilmente scortese? Potreste spiegarmelo, ser?”
Ser Harrold parve confuso. “Per favore. Un ballo.”
Conquistalo. Incantalo. Stregalo.
“Se insistete.”
Lui chinò il capo, le offrì il braccio e l’accompagnò sulla pista.
Mentre aspettavano che ripartisse la musica, Alayne gettò uno sguardò sulla piattaforma, dove Lord Robert era seduto a fissarli.
Ti prego, pregò, non far si che lui cominci a contorcersi e ad agitarsi. Non qui. Non ora.
Il Maestro Coleman avrà certo fatto sì che lui bevesse una forte dose di latte di papavero prima della festa, ma anche così..
Poi i musicisti ripresero a suonare e lei stava danzando.
Dì qualcosa, incitò se stessa.Non riuscirai mai a far innamorare di te Ser Harry se non hai l’ardire di parlargli.
Avrebbe dovuto dirgli che bravo ballerino fosse? No, probabilmente gli sarà già stato detto una dozzina di volte questa sera.
Oltretutto, Petyr ha detto che non devo sembrare troppo ansiosa.
Così disse, “Ho sentito dire che state per diventare padre.”
Non era certo cosa che molte ragazze avrebbero detto al loro quasi promesso, ma voleva vedere se Ser Harrold avrebbe mentito.
“Per la seconda volta. Mia figlia Alys ha due anni.”
La tua figlia bastarda Alys, pensò Alayne, ma ciò che disse fu , “Questo ha una diversa madre, però.”
“Si. Cissy era graziosa quando l’ho messa incinta, ma la gravidanza l’ha resa grassa come una mucca, così Lady Anya ha trovato per lei un marito nei suoi armigeni.
E’ diverso con Zafferano.”
“Zafferano?” Alayne provò a non ridere. “Seriamente?”
Ser Harrold ebbe la grazia di arrossire. “Suo padre disse che lei era più preziosa dell’oro. E’ un uomo ricco. L’uomo più ricco di Città del Gabbiano.  Venditore di spezie.”
“Come chiamerete il bambino?” chiese.
“Cannella se è femmina? Chiodo di Garofano se è maschio?”
Questo lo fece quasi inciampare. “La mia signora si prende gioco di me.”
“Oh, no.” Petyr si scompiscerà quando saprà cosa gli ho detto.
“Zafferano è molto bella, sappiatelo. Alta e magra, con grandi occhi marroni e capelli come miele.”
Alayne sollevò la testa. “Più bella di me?”
Ser Harrold studiò la sua faccia. “Siete abbastanza graziosa, ve lo concedo. Quando Lady Anya mi parlò per la prima volta di questo fidanzamento, avevo paura che poteste somigliare a vostro padre.”
“Con una piccola barbetta appuntita e tutto il resto?” Risa Alayne.
“Non volevo…”
“Spero giostriate meglio di come parlate.”
Per un attimo apparve sconvolto. Ma quando la canzone finì, scoppiò a ridere.
“Nessuno mi aveva detto che eravate intelligente.”
Aveva dei bei denti, pensò, dritti e bianchi. E quando sorrideva, aveva le più belle fossette.
Lei gli scorse un dito sulla guancia.
“Se mai ci sposeremo, dovrai rimandare Zafferano da suo padre, Sarò io tutte le spezie che vorrai.”
Lui sogghignò. “Manterrò questa promessa , mia signora. Fino a quel giorno, potrò indossare il tuo favore al torneo?”
“Non puoi. Il mio favore è stato promesso a.. un altro.” Non era ancora sicura di chi si trattasse, ma sapeva che avrebbe trovato qualcuno.

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